card sharingCard sharing: sanzioni penali sia per chi lo vende, sia per chi ne usufruisce.

Il card sharing, tradotto in Inglese, condivisione della carta, permette di condividere l’abbonamento di una tessera Sky o Mediaset Premium con altri utenti. Questo fenomeno conosciuto da tempo, implica l’utilizzo di decoder particolari e di una connessione ad internet, grazia alla quale i decoder ricevono costantemente i codici seriali che abilitano la visione della TV satellitare.

Ovviamente, tale pratica è illegale, anche se è diffuso il convincimento che il card sharing sia lecito se la condivisione delle chiavi dinamiche “intercettate” dal decoder server avviene a vantaggio di altri decoder (client) collocati nel medesimo ambiente domestico del titolare del contratto avente ad oggetto la card condivisa.

In realtà già la stessa operazione di lettura e distribuzione domestica delle chiavi condivise configura un reato, in quanto integra la fattispecie penale prevista dall’art. 640 ter c.p. (frode informatica) nonché l’ulteriore reato di cui all’art. 171 octies legge 22 aprile 1941 n. 633 (Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio).

Nel dettaglio, commette reato di frode informatica secondo l’art. 640-ter Codice Penale: “…chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno…”

L’articolo 171 Octies della legge 633/41 disciplina la violazione del diritto d’autore di cui è responsabile: “…chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale…”

Tali ipotesi delittuose sono punite, la prima, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032, la seconda con una multa (sempre sanzione penale) da euro 2.582 a euro 25.822.

E’ opportuno evidenziare la peculiarità dell’art. 171 Octies della legge 633/41 poiché prevede la sanzione penale sia per chi fruisce (dunque installa a casa propria) sia per chi pone in vendita, un sistema funzionale al card sharing.

Infine, relativamente alla possibilità per le società che gestiscono i canali payperview di ottenere un risarcimento, cosa separata dalle sanzioni penali di cui sopra, tutto dipende dalla volontà dei gestori di costituirsi o meno parti civili negli eventuali processi. In tale ipotesi, oltre alla condanna penale, vi sarà un eventuale risarcimento in favore di Sky o Mediaset a carico di colui che ha installato o posto in vendita il sistema di card sharing.

In conclusione, pensateci bene prima di intraprendere strade alternative al canonico abbonamento.

Aggiornamento novembre 2017

La Cassazione, con sentenza n. 46443/2017, ha confermato il giudizio della Corte d’Appello e la pena di 4 mesi di carcere e 2.000 euro di multa, per il reato previsto e punito previsto dalla legge 633/1941 art. 171-octies, a carico di un soggetto che aveva “installato un apparecchio con decoder regolarmente alimentato alla rete LAN domestica e Internet collegato con apparato TV e connessione all’impianto satellitare, così rendendo visibili i canali televisivi del gruppo Sky Italia in assenza della relativa smart card” (il cosiddetto card sharing).

Secondo la Suprema Corte “la condotta incriminata (è) pacificamente consistita nella decodificazione ad uso privato di programmi televisivi ad accesso condizionato, e dunque protetto, eludendo le misure tecnologiche destinate ad impedire l’accesso […], senza che assumano rilievo le concrete modalità con cui l’elusione venga attuata, evidenziandone la finalità fraudolenta nel mancato pagamento del canone […]”.

In altri termini non importa come si aggirano i vincoli tecnologici posti dalla Pay TV, quel che conta è il risultato e il fine fraudolento del mancato pagamento del canone.

Clicca qui per leggere il testo integrale della sentenza n. 46443/2017

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