come è fatta una sentenza penale

Come è fatta una sentenza penale – la guida con esempi illustrati

Come è fatta una sentenza penale? Proscioglimento e assoluzione sono la stessa cosa? Sono tutte uguali le formule assolutorie?

Se vuoi conoscere la risposta a queste domande sei nel posto giusto.

Continua a leggere l’articolo per vedere con i tuoi occhi come è fatta una sentenza penale e scoprire il ragionamento che porta il giudice a condannare o assolvere una persona.

I provvedimenti del giudice penale

Il giudice penale, a dispetto di quello che si può pensare, può emettere solo tre tipologie di provvedimento:

  1. sentenza;
  2. ordinanza;
  3. decreto.

La legge stabilisce i casi in cui la volontà del giudice assume una di queste tre forme1.

In questo articolo ti farò vedere come è fatta una sentenza penale, ossia il provvedimento conclusivo del processo penale, attraverso il quale viene espresso il convincimento del giudice e “in nome del popolo Italiano”, un imputato viene prosciolto o condannato.

I requisiti della sentenza penale, sia formali che sostanziali, sono analiticamente indicati dalle legge e la regola più importante ha ad oggetto l’obbligo motivazionale della sentenza.

Grazie a tali paletti e confini, tutti i soggetti coinvolti nel processo penale hanno la certezza che la decisione del giudicante sarà sempre supportata da una (si spera) adeguata motivazione.

Come è fatta una sentenza penale: i requisiti formali

Come accennato poco fa, il codice di procedura penale ci dice come è fatta una sentenza penale, indicando innanzitutto i requisiti formali che deve avere una sentenza penale, ossia tutti quegli elementi che devono essere presenti sul “foglio di carta” con il quale giudice manifesta la propria volontà2.

Gli elementi indispensabili per corretta redazione di una sentenza penale:

  1. nell’intestazione della sentenza deve essere presente l’espressione “in nome del popolo Italiano”, questo perché il potere concesso al giudice di giudicarti gli è attribuito dal “popolo Italiano” e non è lui a titolo personale che decide della tua vita;
  2. l’indicazione dell’autorità che ha pronunciato il provvedimento (il nome del giudice o dei giudici che hanno redatto la sentenza);
  3. il nome dell’imputato e degli altri soggetti coinvolti nel processo penale, come ad esempio la parte civile, la vittima del reato, ecc…;
  4. l’imputazione, cioè il reato di cui ti accusano espresso non solo con l’indicazione gli articoli di legge ma, soprattutto, con l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto che ti viene addebitato;
  5. le richieste finali delle parti coinvolte nel processo, ad esempio la richiesta di condanna del pubblico ministero, la richiesta di assoluzione del tuo avvocato o la richiesta di risarcimento della parte civile;
  6. l’esposizione dei motivi di fatto e diritto su cui la decisione è fondata: questo è il cuore della sentenza e ci ritorneremo meglio tra poco;
  7. il dispositivo, la decisione effettiva, con l’indicazione degli articoli di legge applicati: ciò che viene scritto dopo il “P.Q.M.” finale della sentenza (Per Questi Motivi);
  8. la data in cui è scritta la sentenza e la firma del giudice (del giudice estensore e del presidente del collegio).

Se per qualche assurda ragione manca uno di questi tre elementi (la motivazione, il dispositivo o la firma del giudice) la sentenza penale è nulla3.

Gli elementi ulteriori che, pur non essendo necessari, rendono la sentenza penale più completa:

  1. il rito scelto dall’imputato o dal p.m. (abbreviato, patteggiamento, immediato ecc…)
  2. l’indicazione del Codice Univoco Identificativo in caso di imputato stranieri;
  3. la posizione processuale dell’imputato (libero presente, libero assente, detenuto presente, ecc…);
  4. in caso di misura cautelare in corso, la data della privazione della libertà, utile ai fini del corretto calcolo dei termini di fase;
  5. il domicilio scelto dall’imputato (dichiarazione o elezione di domicilio);
  6. l’eventuale ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

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Il cuore della sentenza penale: la motivazione

Di tutti gli elementi che ti ho prima elencato, senza dubbio, il più importante è la motivazione poiché l’obbligo motivazione della sentenza fa sì che la volontà del giudice sia necessariamente espressa e conosciuta da tutti i soggetti del processo.

Grazie alla motivazione, l’imputato, pur non condividendo la conclusione del processo, può conoscere il percorso logico-giuridico del giudicante e sempre grazie alla motivazione, le parti sono in grado di criticare e impugnare la decisione del magistrato.

Al contrario, senza tale obbligo motivazionale, il potere del giudice si potrebbe riassumere in un semplice “sì” o “no”, senza dover dare conto a nessuno delle proprie azioni.

Ad ogni modo, la legge specifica che la sentenza penale deve contenere la “concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata”4 con

  1. l’indicazione dei risultati acquisiti e dei criteri di valutazione della prova adottati5;
  2. con l’enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie.

In merito all’ “indicazione dei risultati acquisiti”, vuole dire che non ci sono fatti o prove che sono accettabili a priori o attendibili di per sé, al contrario il giudice ha il dovere di motivare sempre il perché (ossia i risultati acquisiti), ad esempio, ha ritenuto buona una prova o attendibile un testimone.

Relativamente ai “criteri di valutazione della prova adottati”, la legge specifica che il magistrato deve indicare quali criteri (le cosiddette massime di esperienza) ha scelto nella valutazione delle prove raccolte durante il processo.

Infine, altrettanto importante è il dovere per il magistrato di esporre le ragioni per quali non ha ritenuto attendibili le prove contrarie, o in parole più semplice il perché ha scelto una determinata ricostruzione del fatto e come tale scelta possa fornire una ragionevole spiegazione rispetto a tutti gli elementi emersi durante il processo.

esempio motivazione sentenza penale

Le tipologie di sentenze penali

In molti, sbagliando, suddividono le sentenze penali di due categorie: assoluzione o condanna, tuttavia non è corretto approcciarsi in questi modo alle sentenze penali.

La giusta divisione o contrapposizione da fare è tra:

  1. sentenze di proscioglimento e
  2. sentenze di condanna.

Nel genere delle sentenze di proscioglimento è possibile distinguere la sentenza di non doversi procedere6 e la sentenza assolutoria7.

La sentenza assolutoria è l’unico provvedimento che contiene un vero e proprio accertamento dell’innocenza dell’imputato, espresso dal giudice con un’analitica motivazione.

Al contrario, la sentenza di non doversi procedere, non contiene un accertamento sul fatto, ma si limita a decidere su aspetti procedurali che hanno impedito l’accertamento del fatto.

Entrambe, assoluzione o sentenza di non doversi procedere, hanno formule terminative che vanno a esplicitare le ragioni del giudice e rappresentano una sorta di estrema sintesi della motivazione.

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Come è fatta una sentenza penale di NON DOVERSI PROCEDERE: formule terminative

  • Sentenza di non doversi procedere perché l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita

La sentenza di non doversi procedere ha tale formula terminativa quando manca la condizione di procedibilità prevista dalla legge per quel determinato reato.

Ad esempio, si avrà tale formula terminativa quando nel corso del processo viene accertato che manca la querela (ovviamente il reato oggetto dell’imputazione dovrà essere un reato procedibile a querela di parte).

sentenza di non doversi procedere

  • Sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato

Se nel corso del processo il reato si estingue (e le ipotesi di estinzione del reato sono tante), la sentenza di non doversi procedere avrà questa formula terminativa.

Ad esempio, se durante il processo muore l’imputato8 oppure matura la prescrizione del reato9, il giudice dichiarerà estinto il reato e pronuncerà una sentenza di non doversi procedere.

Come accennato prima, la peculiarità della sentenza di non doversi procedere è data dal fatto che il giudice non accerta l’innocenza dell’imputato, quest’ultimo, pertanto non verrà condannato esclusivamente per ragione procedurali.

Da ciò consegue l’interesse ipotetico dell’imputato a chiedere che sia accertata la propria responsabilità, puntando ad esempio all’assoluzione.

La legge salvaguarda tale interesse dando la possibilità all’imputato, ad esempio, di rinunciare alla prescrizione del reato.

come è fatta una sentenza penale prescrizione del reato

Come è fatta una sentenza penale ASSOLUTORIA: formule terminative

Con la sentenza assolutoria, invece, il giudice compie un accertamento sull’esistenza o meno del fatto storico addebitato all’imputato.

La legge prevede tutta una serie di formule terminative della sentenza assolutoria, le quali ci indicano la “qualità” dell’assoluzione ricevuta dall’imputato10.

  • Assoluzione perché il fatto non sussiste

Il meglio in assoluto. Dal processo è emerso che il fatto, come è stato ricostruito nel dibattimento, non rientra nella fattispecie incriminatrice che ti viene contestata.

Ad esempio, vieni processato per resistenza ad un pubblico ufficiale11 e all’esito del processo emerge che sei semplicemente scappato, senza una condotta violenta e senza mettere in pericolo gli agenti.

La verità emersa nel processo farà sì che la tua condotta fattuale (una semplice fuga) non sia compatibile con gli elementi costitutivi del reato di resistenza ad un un pubblico ufficiale.

Pertanto, nel caso appena accennato, accadrà che il fatto contestato all’imputato, la resistenza ad un pubblico ufficiale, non sussiste poiché la mera fuga senza violenza non integra il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale (clicca qui per leggere il testo integrale della sentenza).

il fatto non sussiste sentenza penale

  • Assoluzione perché l’imputato non ha commesso il fatto

Il fatto storico esiste ed è stato accertato durante il processo, tuttavia non è stato l’imputato a commettere il reato.

Ad esempio, Tizio è accusato dell’omicidio di Caio12, all’esito del processo emerge che ad uccidere Caio è stato Sempronio e non Tizio.

Pertanto, il fatto storico esiste (Caio è morto ed è stato ucciso) ma non è stato Tizio a commettere il reato.

  • Assoluzione perché il fatto non costituisce reato

In tale ipotesi, il fatto così come descritto nell’imputazione è stato commesso dall’imputato, tuttavia il fatto non è un illecito penale.

Ad esempio, a Tizio viene processo per spaccio di marijuana, poiché la quantità detenuta è superiore ai limiti previsti dalla legge ed è, pertanto, inquadrabile, nel delitto di cessione di stupefacenti13.

All’esito del processo, invece, il giudice ritiene che la quantità della sostanza, unitamente ad altre circostanze fattuali, possa essere sussunta nell’illecito amministrativo dell’uso personale di stupefacenti14..

In tale scenario, il fatto storico è correttamente avvenuto (Tizio deteneva sostanza stupefacente superiore alla soglia prevista dalla legge) ma tale detenzione, grazie a tutta una serie di elementi che puoi leggere nella sentenza integrale, essendo compatibile con l’uso personale, non è un illecito penale, ossia non costituisce reato.

Questa formula terminativa, “assoluzione perché il fatto non costituisce reato”, è usata anche quando il reato è commesso in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa.

Ad esempio, Tizio è accusato di aver ucciso volontariamente Caio, all’esito del processo emerge che Tizio ha ucciso volontariamente Caio, ma lo ha fatto in una situazione di legittima difesa15.

Ciò farà sì che il fatto storico è avvenuto (Tizio ha ucciso volontariamente Caio), ma la presenza della causa di giustificazione (la legittima difesa) elemina l’antigiuridicità cosicché la condotta di Tizio non costituisca un reato.

il fatto non costituisce reato

  • Assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato

Questa formula terminativa è molto semplice. Il fatto storico è avvenuto, lo ha commesso l’imputato ma il fatto non rientra in nessuna fattispecie incriminatrice.

Pertanto, l’imputato è stato processo inutilmente a causa di una errata valutazione giuridica della sua condotta fattuale.

Tale formula terminativa viene usata anche quando nel corso del processo il reato viene depenalizzato, come nel caso delle ingiurie16 le quali prima del 2016 erano penalmente rilevanti ed oggi non lo sono più17.

il fatto non è previsto dalla legge come reato

  • Assoluzione perché reato è stato commesso da una persona non imputabile e non punibile per un’altra ragione

Il fatto storico è avvenuto, l’imputato ha effettivamente commesso un illecito penale, tuttavia quest’ultimo non è punibile.

Non è punibile perché, ad esempio, non è imputabile avendo commesso il fatto prima del compimento dei quattordici anni o perché totalmente infermo di mente.

O ancora, l’imputato non è punibile perché, ad esempio, è un parlamentare e gode dell’immunità per le “opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”, evitando così una condanna per diffamazione18.

Infine, una recente ipotesi di non punibilità è l’assoluzione perché l’imputato “non è punibile per particolare tenuità del fatto”19.

Questa formula terminativa è la più sfavorevole, poiché il giudice accerta la commissione del reato ma per ragioni particolari l’imputato è esente dalla pena, ma non sarà immune da sanzioni poiché, qualora dovesse essere ritenuto pericoloso potranno essere irrogate particolari misure di sicurezza20.

assolto perché non imputabile

Come è fatta una sentenza penale di condanna

Opposta alla categorie delle sentenze di proscioglimento troviamo la sentenza penale di condanna.

Il giudice, pronuncia tale provvedimento, solo quando l’imputato risulta colpevole del reato “al di là di ogni ragionevole dubbio”21.

In caso contrario, ossia nel dubbio tra colpevolezza e innocenza, il magistrato dovrà sempre propendere verso l’innocenza.

Come accennato sopra, il giudice dovrà dare conto del perché ha scelto una determinata ricostruzione dei fatti e ha, invece, scartato le altre ipotesi emerse durante il processo.

Inoltre, dopo aver motivato le ragioni del proprio convincimento, il magistrato dovrà soffermarsi sulla quantificazione della pena.

I reati prevedono un minimo e un massimo di pena (intensa sia come sanzione di libertà che sanzione pecuniaria) ed è compito del giudice, nel caso di condanna scegliere la giusta quantità di pena da irrogare all’imputato.

Ed anche per tale scelta, la legge obbliga il giudice a motivare il proprio convincimento, e quanto più è alta la pena irrogata, tanto maggiore dovrà essere lo sforzo motivazionale del magistrato.

La dosimetria della pena

La pena dovrà essere, innanzitutto, motivata sia sotto il profilo “qualitativo”.

Ad esempio, il giudice dovrà spiegare il perché l’imputato non è meritevole del minimo di pena, e potrà farlo, indicando i precedenti penali o perché la condotta delittuosa è particolarmente grave e insidiosa22.

Una volta individuata la quantità di pena da infliggere all’imputato, il giudice dovrà esplicitare il calcolo matematico che lo ha condotto a tale conclusione.

Ad esempio, dovrà indicare, gli eventuali aumenti per la continuazione, la riduzioni per il rito o le circostanze attenuanti, nonché la ragioni che hanno determinato o meno la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena23 o della non menzione della condanna nel casellario24.

il calcolo della pena

Gli elementi eventuali: gli aspetti civili

Qualora nel processo penale si sia costituita la parte civile, sarà compito del giudice pronunciarsi sul risarcimento in favore della vittima del reato25.

Il primo passo è valutare se effettivamente la parte civile ha subito un danno, in caso affermativo il giudice potrà decidere se26:

  1. rinviare la quantificazione del danno al giudice civile;
  2. oppure decidere lui l’entità totale del danno;
  3. o ancora, decidere, dietro richiesta della parte civile, che sia quantificato un risarcimento nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova.

Inoltre, nel momento in cui il giudice riconosce l’esistenza del danno in favore delle parte civile, andrà anche a condannare l’imputato al pagamento dell’onorario dell’avvocato della parte civile.

statuizioni civili in sentenza penale

Conclusioni – come è fatta una sentenza penale

La sentenza penale è l’atto conclusivo e principale del dibattimento.

In tale provvedimento si racchiude l’essenza del processo penale, ma soprattutto l’obbligo motivazione imposto al giudice è l’espressione di un principio di civiltà giuridica spesso sottovalutato e non compreso a pieno.

Una provvedimento senza una motivazione reale non è altro che una decisione ingiusta e autoritaria, al contrario, l’obbligo motivazionale previsto nel nostro ordinamento dalla stessa carta costituzionale27, vincola il giudice e salvaguarda i cittadini da derive totalitarie e giustizialiste.

Ovviamente, la garanzia di una motivazione non vuol dire che questa sia sempre corretta: la giustizia è amministrata dagli uomini e gli uomini possono sbagliare.

Per tale motivo, è data la possibilità alle parti del processo di impugnare la sentenza e chiedere ad un giudice diverso (il giudice di secondo grado) una nuova valutazione.

In ogni caso, a prescindere da tutto, spero che tu ora sappia come è fatta una sentenza penale.


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Note

  1. Art. 125 del Codice di Procedura Penale
  2. Art. 546 del Codice di Procedura Penale
  3. Art. 546, comma III, del Codice di Procedura Penale
  4. Art. 546, comma I, lett. e), del Codice di Procedura Penale
  5. Art. 192 del Codice di Procedura Penale
  6. Artt. 529 e 531 del Codice di Procedura Penale
  7. Art. 530 del Codice di Procedura Penale
  8. Art. 150 del Codice di Penale
  9. Art. 157 del Codice di Penale
  10. Art. 530 del Codice di Procedura Penale
  11. Art. 337 del Codice Penale
  12. Art. 575 del Codice Penale
  13. Art. 73 del D.p.R. del 309/90 – testo unico stupefacenti
  14. Art. 75 del D.p.R. del 309/90 – testo unico stupefacenti
  15. Art. 52 del Codice Penale
  16. Art. 594 del Codice Penale
  17. D.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7
  18. Art. 68, comma I, della Costituzione
  19. Art. 131 bis del Codice Penale
  20. Art. 222 del Codice Penale
  21. Art. 533 del Codice di Procedura Penale
  22. Art. 133 del Codice di Penale
  23. Art. 163 del Codice di Penale
  24. Art. 175 del Codice di Penale
  25. Art. 538 del Codice di Procedura Penale
  26. Art. 539 del Codice di Procedura Penale
  27. Art. 111, comma VI, della Costituzione
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