connessione wifi senza password cosa si rischia

Connessione wifi senza password: attenzione rischi tre anni di carcere!

Tutti abbiamo una connessione ad internet, in molti abbiamo la rete a casa o in ufficio con un modem wifi, ma non tutti proteggiamo la linea con una password efficace o addirittura c’è chi ha la rete wifi senza password!

Questa superficialità è costata cara al mio assistito, il quale è stato accusato del grave reato di accesso abusivo ad un sistema informatico.

Continua a leggere l’articolo per conoscere quali sono i rischi di avere la connessione wifi senza password e scoprire come è finita la vicenda processuale del mio cliente.

Guarda il video per conoscere i rischi della connessione wifi senza password

Il caso giudiziario della connessione wifi senza password

L’articolo che stai leggendo, come vedrai tra poco, è tratto da un caso giudiziario vero, che ho seguito sin dalle fasi iniziali e ho portato a termine facendo assolvere il mio assistito dalla grave accusa di accesso abusivo ad un sistema informatico1.

La vicenda del sig. Mario, gli daremo un nome di fantasia, ha avuto un lieto fine ma quest’ultimo ha dovuto affrontare il peso economico e psicologico di un processo penale.

Alla fine di tutto, da questo vicenda ho imparato che non bisogna mai lasciare la connessione wifi senza password, non dare la password a sconosciuti e di proteggere la rete con una parola chiave efficace.

La connessione troppo lenta

Il sig. Mario è un anziano padre di famiglia, che all’epoca dei fatti aveva circa 70 anni, padre di due figli adulti. A casa del sig. Mario, come in tutte le nostre abitazioni, c’è la connessione a internet e il sig. Mario è l’intestatario della linea telefonica.

Da ciò consegue che quest’ultimo sia il primo responsabile per ciò viene fatto tramite tale utenza.

Dopo qualche mese dall’installazione del modem, i figli del sig. Mario lamentano una connessione troppo lenta rispetto sia alla velocità prevista dal contratto, ma soprattutto eccessivamente lenta rispetto ai soli due dispositivi wifi connessi.

Per tale ragione, dietro spinta dei figli, il sig. Mario chiede al gestore telefonico il cambio del modem, sostituzione che avverrà solo dopo circa due mesi dalla segnalazione.

Il gestore telefonico, dopo appunto due mesi, prende in carico la segnalazione e cambia il modem: a seguito della sostituzione la connessione non presenta rallentamenti e tutto ritorna alla normalità.

L’accusa di accesso abusivo ad un sistema informatico

Dopo un anno dalla sostituzione del modem, un bel giorno il sig. Mario riceve un plico postale: gli viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari2.

Il sig. Mario legge l’avviso e quasi gli viene un infarto poiché apprende di essere accusato del grave reato di accesso abusivo ad un sistema informatico (reato punito con la reclusione fino a tre anni) , poiché secondo la Procura della Repubblica egli:

“si introduceva abusivamente, tramite connessioni generate dagli indirizzi IP associati all’utenza telefonica intestata allo stesso, nel profilo del social network Facebook e al servizio MSN di Microsoft di XXXXX, modificando entrambe le password impedendole l’accesso”.

Nonostante lo spavento iniziale, il sig. Mario, per superficialità e ignoranza, decide di non approfondire la questione e di non visionare il fascicolo del pubblico ministero: il sig. Mario, in buona sostanza, non si difende.

Così facendo, l’indagato ha perso la prima possibilità di raccontare la propria versione dei fatti, poiché solo in questa fase iniziale è possibile chiedere l’interrogatorio al pubblico ministero, cercando di fargli cambiare idea ed evitare (forse) il processo penale.

Inizia il processo penale per accesso abusivo ad un sistema informatico

Dopo un anno dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, il sig. Mario riceva un altro atto: il decreto di citazione diretta a giudizio3.

Il pubblico ministero, a seguito del silenzio dell’indagato, non ha potuto fare altro che rinviare a giudizio il sig. Mario, il quale dovrà affrontare un processo penale con tutti i rischi e i costi che comporta.

A questo punto il sig. Mario, dietro le forti pressioni dei figli, decide di consultare un avvocato. Si reca al mio studio e mi racconta solo che in passato il modem aveva dato problemi e che aveva segnalato il guasto al gestore telefonico.

Capisco subito che il sig. Mario non vuole nascondermi la verità, ma semplicemente non sa nulla di informatica e non comprende la ragione della grave accusa che gli viene mossa alla Procura.

Spiego al sig. Mario che dovremo rivederci dopo che avrò visto gli atti, poiché pur credendo alla sua versione dei fatti ho necessità di capire su cosa si fonda la contestazione penale.

Connessione wifi senza password

Lo studio degli atti

Accedo al fascicolo del pubblico ministero e, finalmente, comprendo cosa è accaduto esattamente e come sono arrivati ad accusare il sig. Mario di essere un hacker.

Tutto ha inizio con la denuncia della sig.ra Rosa, la quale lamentava di non poter più entrare nel proprio profilo Facebook e alla posta elettronica (account Microsoft) poiché la password era stata cambiata, ma soprattutto il profilo Facebook era stato manomesso con pubblicazioni di post e foto di natura erotica.

A seguito della denuncia della sig.ra Rosa, la polizia postale, coordinata dalla Procura di Napoli, tramite rogatoria internazionale chiedeva a Facebook e a Microsoft gli indirizzi IP delle connessioni dirette ai predetti account.

Facebook e Microsoft collaboravano con l’autorità giudiziaria e fornivano tutti gli indirizzi IP relativi all’arco temporale indicato dalla sig.ra Rosa nella denuncia.

Il pubblico ministero, a questo punto, interrogava i vari gestori telefonici e individuava le singole utenze telefoniche associate agli indirizzi IP e gli intestatari della stesse.

Dall’analisi di tali dati, emergeva che nel periodo indicato dalla vittima del reato, la gran parte delle connessioni provenivano o da utenze riconosciute dalla sig.ra Rosa, e per tale ragione ritenute sicure, oppure dalla linea telefonica intestata al sig. Mario, persona sconosciuta alla sig.ra Rosa e pertanto ritenuta sospetta.

Alla luce di tali elementi, il pubblico ministero ha attribuito la responsabilità del reato all’intestatario della linea telefonica sospetta, ossia il sig. Mario.

La strategia difensiva

Dopo aver studiato gli atti ho convocato il sig. Mario in studio e gli ho spiegato cosa è accaduto. Nonostante la chiara illustrazione degli avvenimenti, il mio assistito continuava a non capire e si dichiarava (giustamente) innocente.

Il sig. Mario non aveva le competenze per commettere il reato, sfortunatamente per lui essere l’intestatario della linea internet lo ha messo nei guai, ma soprattutto non mi forniva nessun elemento utile per contrastare l’accusa del pubblico ministero.

Resomi conto dell’impossibilità di costruire un’utile strategia difensiva tramite il sig. Mario, ho chiesto ai figli di aiutarmi a ricostruire gli avvenimenti passati. I figli del sig. Mario, Giuseppe e Linda, mi hanno raccontato dei problemi avuti in passato con il modem e mi hanno fornito tutta la documentazione attinente alla sostituzione.

Leggendo la nota informativa del tecnico informatico ho scoperto che il modem, oltre che difettoso, aveva la connessione wifi senza password e per tale ragione accessibile a tutti.

Questo elemento, insieme alle limitate capacità informatiche del mio assistito, avrebbe potuto fare la differenza nel processo, e così è stato.

La verità emerge nel processo penale per accesso abusivo ad un sistema informatico

Alla luce di quanto scoperto, suggerisco al sig. Mario di affrontare il processo con il rito ordinario, poiché solo questa strada ci avrebbe permesso di ascoltare i nostri testimoni e far emergere la verità.

Nel corso del processo viene ascoltata la sig. Rosa, la quale costituitasi parte civile per chiedere il risarcimento del danno al sig. Mario, ha raccontato la sua disavventura.

Successivamente è stato ascoltato un agente della polizia postale il quale ha illustrato al giudice le indagini svolte e in che modo sono giunti alla individuazione dell’imputato, io mi sono limitato a porgere una sola domanda, ossia se vi erano altre connessione sospette rispetto a quella del sig. Mario. Il testimone ha risposto sì, evidenziando che la gran parte, ma non tutte, delle connessioni sospette provenivano dall’utenza intestata all’imputato.

In ultimo, sono stati ascoltati i figli del sig. Mario, i quali hanno raccontato del problema del modem, dell’assenza della password e dell’analfabetismo informatico del padre. A sostegno dei fatti esposti dai figli del sig. Mario, ho depositato la documentazione relativa al guasto del modem.

All’esito dell’istruttoria, durata circa quattro anni, il giudice si è ritirato in camera di consiglio per decidere.

L’assoluzione per accesso abusivo ad un sistema informatico

Dopo una lunga camera di consiglio il giudice ha sciolto la riserva e ha assolto il sig. Mario per non aver commesso il fatto.

Il magistrato ha ritenuto rilevante la mancanza della password alla connessione wifi e la conseguente possibilità per chiunque di poter utilizzare la linea internet dell’imputato.

Inoltre, l’età del sig. Mario insieme all’assenza di qualsivoglia capacità informatica hanno convinto il giudice dell’innocenza dell’imputato.

In ultimo, il giudice ha posto l’attenzione sul fatto che il computer dell’imputato non è stato sequestrato né periziato, rendendo così impossibile approfondire le indagini e accertare la responsabilità del reato.

Pertanto, dopo circa quattro anni di processo l’unica verità emersa è che qualcuno ha violato il profilo Facebook e l’email della sig.ra Rosa, ma non è stato il sig. Mario.

Clicca qui per leggere il testo integrale della sentenza4

Connessione wifi senza password

Prevenire è meglio che curare: wifi libero, anche no!

Alla luce di quello che è capitato a Mario avrai, finalmente, capito che non devi lasciare il wifi senza password e allo stesso modo, non devi dare la password agli sconosciuti.

Qualora tu fossi il titolare di un esercizio commerciale (bar, casa vacanze, hotel ecc…) ti consiglio di proteggere sempre la tua rete con una parola chiave efficace e, qualora tu volessi offrire ai tuoi clienti la connessione ad internet, ti suggerisco di creare un sistema informatico di identificazione degli utenti .

Ad esempio, puoi valutare la creazione di un form con sottoscrizione tramite sms, o ancora potrai creare due reti, una per lo staff e un’altra per i clienti, e l’accesso a quest’ultima sarà subordinato ad una preventiva iscrizione, ad ogni modo l’importante è munirsi di un valido sistema di tracciamento di tutti coloro che usano la tua rete.

In questo modo, in caso di reati commessi tramite la tua connessione, sarai in grado di fornire facilmente alla polizia giudiziaria tutti gli elementi utili alla individuazione del reale autore del reato, evitando a monte i rischi di un procedimento penale.

Conclusioni

Tutti abbiamo una connessione ad internet, in molti abbiamo la rete a casa o in ufficio con un modem wifi, ma non tutti proteggiamo la connessione con una password efficace o addirittura c’è chi ha la connessione wifi senza password!

Questa superficialità è costata cara al sig. Mario il quale è stato processato per il grave reato di accesso abusivo ad un sistema informaticorischiando sino a tre anni di reclusione.

All’esito del processo, durato circa quattro anni, Mario è stato assolto poiché sono riuscito ha evidenziare le carenze investigative attinenti agli indirizzi IP, nonché l’assenza di protezione alla rete wifi del modem, ciononostante, è lecito domandarsi cosa sarebbe accaduto se l’imputato non avesse avuto la prova documentale dell’assenza di password: un innocente sarebbe stato condannato?

A questa domanda non avremo mai risposta, di sicuro ho imparato che è fondamentale proteggere con una password efficace la propria connessione wifi.


Print Friendly, PDF & Email
0 0 Voti
Article Rating

Note

  1. Art. 615 ter del Codice Penale
  2. Art. 415 bis del Codice di Procedura Penale
  3. Art. 550 del Codice di Procedura Penale
  4. Sentenza n. 14962/2016 emessa dal Tribunale di Napoli, Giudice G.o.t. dr. Andrea Casella, in data 03.10.2016
Iscriviti per seguire i commenti della discussione
Notifica
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments