fatture false per operazioni inesistenti

Fatture false per operazioni inesistenti: cosa si rischia?

Imprenditore, lavoratore autonomo o prestanome: questo articolo è dedicato a te, leggilo attentamente prima di emettere o usare fatture false.

Emettere o ricevere fatture false integra un grave illecito penale e amministrativo, con la concreta possibilità di andare in carcere.

Scopri cosa si rischia ad emettere fatture false per operazioni mai avvenute o portare in contabilità le stesse al fine di aumentare (fittiziamente) i costi ed evadere le imposte.

Il video sulle fatture false per operazioni inesistenti

Che cosa è una fattura falsa?

Preliminarmente occorre specificare che la legge non usa mai l’espressione “fattura falsa“, al contrario, il legislatore utilizza la nozione di “fattura per operazione inesistente“.

Ciononostante, per agevolare la lettura e semplificare il concetto, ti basterà sapere che la fattura falsa non è altro che una fattura relativa ad operazioni inesistenti, e che tali termini, in questa sede, saranno usati come sinonimi.

Le fatture false o inesistenti sono, dunque, uno strumento illecito che viene utilizzato dalle società o dai lavoratori autonomi per aumentare l’ammontare dei costi sostenuti e pagare meno tasse.

A cosa servono le fatture inesistenti?

Come accennato prima, il motivo principale per cui una società o un lavoratore autonomo hanno interesse ad aumentare fittiziamente il volume dei costi sostenuti è quello di evadere le imposte.

In buona sostanza, ogni volta che viene utilizzata una fattura falsa, una società o un lavoratore autonomo paga meno tasse.

Attraverso queste operazioni fittizie vengono annotati costi più alti e dichiarati utili complessivi più bassi rispetto a quelli effettivamente realizzati, con un conseguente illecito risparmio sulle tasse da pagare.

Le tipologie di fatture false

La giurisprudenza ha suddiviso le tipologie di fatture inesistenti in due grandi categorie: fatture oggettivamente inesistenti e fatture soggettivamente inesistenti.

Inoltre, la categoria delle fatture oggettivamente inesistenti, è a sua volta suddivisa in fatture oggettivamente inesistenti assolute e fatture oggettivamente inesistenti relative.

Fatture oggettivamente inesistenti assolute (operazione mai avvenuta)

La prima categoria di fattura falsa è quella delle cosiddette fatture oggettivamente inesistenti assolute, ossia quando l’operazione oggetto della fattura non è mai avvenuta e la cessione dei beni o la prestazione dei servizi esiste solo sulla carta.

Fatture oggettivamente inesistenti relative (fatture gonfiate)

La seconda categoria di fattura falsa è quella delle cosiddette fatture oggettivamente inesistenti relative, ossia quando l’operazione oggetto della fattura è avvenuta ma il prezzo applicato è di gran lunga più elevato rispetto al valore effettivo del bene o del servizio.

Fatture soggettivamente inesistenti

Infine, l’ultima categoria è quella delle fatture soggettivamente inesistenti, nelle quali la cessione del bene o la prestazione del servizio è realmente avvenuta, ma il soggetto che emette la fattura è diverso rispetto a chi ha reso il servizio o venduto il bene.

Cosa dice la legge in tema di fatture false?

La legge sui reati tributari1 punisce, innanzitutto, la cosiddetta “fatturazione passiva inesistente“, ossia la condotta di chi ricevendo una fattura falsa, indica costi ed elementi passivi fittizi nel proprio bilancio, così da dichiarare un profitto più basso e pagare meno tasse.

Tale azione è punita con la reclusione da quattro a otto anni, e la pone in essere colui che:

“al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, porta in contabilità tali operazioni così da avere elementi passivi fittizi”

La legge, come detto prima, punisce anche chi crea a monte la fattura falsa2, ossia la cosiddetta “fatturazione attiva inesistente“, ossia la condotta di chi emette fatture per operazioni mai avvenute, così da permette l’evasione fiscale all’intestatario delle fatture inesistenti.

Tale azione è punita con la reclusione da quattro a otto anni, e la pone in essere colui che:

“al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

Mi fai un esempio di fattura emessa per un’operazione inesistente?

Ipotizziamo che tu sia un professionista con partita i.v.a. (medico, grafico, webmaster ecc…), dopo esserti accordato con la società “Truffaldina S.r.l.”, emetti una fattura per un lavoro mai effettuato.

Quindi, tu emetti una fattura dove attesti di aver svolto un lavoro per la società “Truffaldina S.r.l.” e dichiari di aver ricevuto la somma di euro 5.000,00.

Tale prestazione lavorativa, tuttavia, non è mai avvenuta, né hai mai ricevuto tale somma.

In altri termini, tu emetti una fattura per 5.000,00 euro per un’operazione che non ha mai eseguito per la società “Truffaldina S.r.l.” e quest’ultima dichiara falsamente di aver sostenuto una spesa.

Chi ci guadagna dall’emissione della fattura per un’operazione inesistente?

La società “Truffaldina S.r.l.” grazie alla tua fattura falsa, può aumentare i fittiziamente i propri costi aziendali senza sborsare la somma di euro 5.000,00.

La predetta società dichiarerà, dunque, di aver sostenuto un costo pari ad euro 5.000,00, con conseguente riduzione complessiva dei profitti tassabili.

Così facendo la società “Truffaldina S.r.l.”, realizza un illecito risparmio fiscale o consegue un credito di imposta, ovviamente illegale.

Cosa guadagna chi ha emesso la fattura falsa per l’operazione inesistente?

Tu che hai emesso la fattura falsa per l’operazione inesistente, ovviamente non incassi la somma di euro 5.000,00, del resto l’operazione è fittizia.

Probabilmente, ti verrà offerto dalla società “Truffaldina S.r.l.” un compenso per il favore illecito prestato, che come minimo sarà pari alle tasse che dovrai pagare per aver dichiarato un’entrata di euro 5.000,00.

Come viene scoperta una fattura falsa emessa per operazioni inesistenti?

Spesso la guardia di finanza incrocia i dati di chi ha emesso la fattura falsa con chi l’ha ricevuta, così da evidenziare incongruenze ed errori.

Nella maggior parte dei casi, sono tre gli elementi che evidenziano l’emissione di una fattura falsa per un’operazione inesistente:

  1. l’assenza del pagamento: hai emesso la fattura di 5.000,00 euro ma la società “Truffaldina S.r.l.” non ti ha accredito la somma;
  2. l’inesistenza del bene o della prestazione oggetto della fattura: hai dichiarato di aver realizzato alla società “Truffaldina S.r.l.” un sito web, tuttavia il sito non è mai stato realizzato, né pubblicato;
  3. l’azienda o il lavoratore autonomo che ha emesso la fattura fittizia esiste solo sulla carta: esiste la partita I.V.A. ma di fatto non c’è una sede operativa, non esistono pregresse dichiarazioni dei redditi o altri contatti commerciali.

Cosa si rischia con le fatture false?

Come già accennato, la legge sulle fatture false è molto severa, infatti punisce chi emette fatture per operazioni inesistenti e chi porta in contabilità tali fatture con la reclusione da quattro ad otto anni.

E’, invece, prevista una pena più bassa qualora, l’ammontare degli elementi passivi fittizi indicati da chi ricevere la fattura falsa dovesse essere inferiore a 100.000 euro3.

Allo stesso modo, è prevista una pena più mite anche per chi crea le fatture fittizie, ma solo se l’importo delle fatture false emesse dovesse essere inferiore a 100.000 euro4.

Inoltre, a seguito della condanna verranno irrogate anche le sanzioni accessorie5, che in buona sostanza impediranno al condannato di essere il legale rappresentante di una società.

Infine, è importante comprendere che la contestazione penale per le fatture false prescinde dall’entità del danno: o che la fattura falsa sia di 100 euro, o che sia di 100.000 euro, dovrai sempre affrontare un procedimento penale.

Di seguito un esempio di contestazione penale per fatture false per operazioni inesistenti

fatture false per operazioni inesistenti

Il problema della pena sospesa per i reati tributari

In caso di condanna per il reato di fatture false (sia attive che passive) c’è il concreto rischio del carcere poiché è più difficile ottenere il beneficio della sospensione condizionale della pena6.

Tale importante beneficio non potrà essere concesso al condannato qualora ricorrano insieme le seguenti condizioni7:

  • l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore al 30% del volume d’affari;
  • l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore a 3 milioni di euro.

Pertanto, il presupposto per l’ottenimento del beneficio della sospensione condizionale sarà arrivare ad una pena pari o inferiore ai due anni di reclusione (la scelta del rito abbreviato potrebbe aiutarti), obiettivo non semplicissimo da raggiungere poiché la bena base, come visto sopra, è pari a quattro anni di reclusione.

Nel caso in cui la pena irrogata dovesse essere compatibile con i limiti del beneficio della pena sospesa, sarà necessario che non siano presenti le due condizioni patrimoniali prima accennate.

Prima paga il debito tributario e poi patteggiamo

Un altro problema dei reati fiscali e in particolar modo delle fatture false, è dato dalla impossibilità di patteggiare la pena senza aver prima pagato il debito tributario, comprensivo di sanzioni e interessi8.

Lo scopo del patteggiamento è concordare la pena con il pubblico ministero ed avere una riduzione di pena garantita, tuttavia per i reati fiscali non è così semplice patteggiare.

Precisamente, se prima dell’inizio del processo l’imputato estingue i debiti tributari oggetto della contestazione penale, quest’ultimo otterrà:

  1. una riduzione della pena sino alla metà;
  2. la possibilità patteggiare9 ed avere un ulteriore sconto di 1/3.

Concretamente, questo vuol dire che se il tuo obiettivo è evitare sicuramente il carcere, dovrai fare di tutto per far scendere la pena sotto i due anni di reclusione.

Il patteggiamento sarà un’ottima strategia, tuttavia per ottenere lo sconto di 1/3 previsto da tale rito premiale, dovrai prima aver pagato interamente il debito tributario.

In caso contrario, non potrai patteggiare e sarà più difficile far scendere la pena finale sotto i due anni di reclusione.

Il sequestro dei beni e la successiva confisca

Un’ulteriore complicazione che deriva dalla condanna per fatture false, è la confisca che verrà successivamente disposta sui beni del condannato10.

In parole più semplici, se il legale rappresentante della società ha conseguite un’illecito profitto pari a 50.000 mila euro di tasse evase, potrebbe accadere che nella fase iniziale del procedimento vengano sequestrate tali somme se disponibili.

Se, invece, il legale rappresentante non ha soldi sul proprio conto corrente, verranno sequestrati beni (anche che non c’entrano nulla con il reato) per un valore corrispondente alle tasse non pagate.

All’esito del processo, in caso di condanna definitiva, i beni oggetto dell’originario sequestro verranno confiscati dallo Stato e successivamente venduti.

L’unica strada per evitare la futura confisca è pagare il debito tributario.

fatture false confisca e sequestro

Come evitare il processo o ridurre la condanna per le fatture false

Nel caso in cui ti dovessero contestare la cosiddetta “fatturazione passiva inesistente11, hai la possibilità di evitare del tutto il processo pagando interamente il debito tributario.

Il pagamento, tuttavia, dovrà avvenire prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o penale12.

Al contrario, in caso di contestazione di “fatturazione attiva inesistente13, ossia la condotta di chi emette fatture per operazioni mai avvenute, non è prevista tale possibilità, ma potrai solamente pagare interamente il debito tributario e ottenere, così, una riduzione della pena sino alla metà e la possibilità di beneficiare della sospensione condizionale della pena14.

La prescrizione del reato per le fatture false

Oggi, a seguito dell’inasprimento delle pene per le fatture false, avvenuto nell’ottobre 2019, è quasi impossibile puntare alla prescrizione del reato15.

Questo perché l’attuale previsione normativa dispone che l’ordinario tempo di prescrizione di tali reati sia di 10 anni e 8 mesi, aumentato a 13 anni e 4 mesi in presenza di atti interruttivi16.

In parole più semplice, per arrivare alla prescrizione del reato ed evitare la condanna, dovranno trascorrere 13 anni e 4 mesi dalla commissione del reato, senza che sia stata irrogata una condanna definitiva.

Ciò è estraneamente difficile e raro, poiché è una finestra temporale assai ampia che compre il normale tempo necessario per arrivare ad una condanna definitiva.

Pertanto, oggi la prescrizione del reato non è più una valida opzione difensiva, in passato, invece, prima della riforma del 2019 aveva un senso difendersi puntando a tale causa di estinzione del reato.

Chi subisce il processo penale: il legale rappresentante ma anche la società

Il primo soggetto che sarà chiamato a risponde delle fatture false, sia attive che passiva, è il legale rappresentante della società o il titolare della partita I.V.A. in caso di lavoratore autonomo.

Queste persone fisiche affronteranno il processo penale e in caso di condanna, oltre alla eventuale limitazione della libertà personale, dovranno anche pagare con i loro soldi e beni il danno erariale cagionato, ciò a prescindere dal fatto che sia stata la società a trarre vantaggio dalla loro condotta.

Da ciò capisci che devi fare molta attenzione a chi ti propone di essere il legale rappresentante di una società (o un mero prestanome), poiché gli eventuali problemi ricadranno su di te e non su di lui.

Il secondo soggetto chiamato a rispondere per i reati delle fatture false è la società che ne ha beneficiato. Questo perché, a seguito della legge n. 231 del 2001, le persone giuridiche possono essere chiamate a rispondere di alcuni reati commessi dai loro rappresentanti.

In tale particolare categoria di reati, definiti reati “presupposto” rientrano le condotte delittuose di fatturazione attiva e passiva inesistente.

In questo scenario potrebbe, dunque, accadere che il precedente legale rappresentante, ossia colui che era in carica durante le condotte delittuose, sia processato penalmente insieme alla società che sarà rappresentata nel processo penale dal nuovo amministratore.

All’esito del processo il vecchio amministratore, in caso di condanna, sarà punito con la reclusione, invece, la società potrà essere punita con pesanti sanzioni economiche ed interdittive.

La sanzione amministrativa tributaria e le ulteriori contestazioni penali

Le condotte delittuose di fatturazione attiva e passiva inesistente, come ampiamente spiegato, sono finalizzate e non pagare le tasse.

Qualora la somma delle tasse evase dovesse essere superiore ad una determinata soglia, il colpevole dovrà rispondere anche dell’illecito penale di evasione fiscale, tecnicamente definito “Dichiarazione infedele”17, punito con la reclusione da 2 anni sino a 4 anni e 6 mesi.

Al contrario, se l’evasione fiscale conseguente alla condotta penale di fatturazione attiva e passiva inesistente è inferiore ad un certa soglia, il responsabile dovrà fare i conti solo con l’agenzia delle entrate e non con il giudice penale.

Ad ogni modo, accanto alla sanzione penale che ti ho prima descritto, in tutte le ipotesi è sempre prevista la sanzione amministrativa-tributaria, ossia il pagamento delle tasse non pagate, aumentato dal 135% sino al 270%.

Quindi, il responsabile, in caso di condanna per fatturazione false dovrà realisticamente pagare:

sanzione penale della reclusione + sanzioni accessorie penali + confisca e sequestro dei beni + pagamento delle tasse non pagate, aumentato dal 135% sino al 270%.

Ecco a te un esempio di doppia contestazione penale per fatture false ed evasione fiscale:

fattura false per evasione fiscale

Ma se l’operazione è reale come dimostro la mia innocenza?

È impossibile rispondere a questa domanda perché non esiste una soluzione applicabile a tutti i casi.

Come potrai immaginare ci sono troppe variabili che impediscono di trovare una strada comune a tutti i casi ipotizzabili.

Tuttalpiù, posso esporti la strategia processuale adottata in procedimento penale e potrai valutare quanto è simile a tuo problema.

Il caso concreto di fatture false per operazioni inesistenti

A Tizio, di professione webmaster, viene commissionata la realizzazione del sito della società “Gamma S.r.l.”.

Tizio è pagato in anticipo e pertanto emette una fattura in favore della società “Gamma S.r.l.” di euro 3.000,00.

Tizio si mette a lavoro e dopo tre mesi sottopone all’amministratore della società “Gamma S.r.l.” una bozza del sito.

Caio, amministratore della società “Gamma S.r.l.” non gradisce il lavoro svolto e pertanto non autorizza la pubblicazione del sito.

Caio, amministratore della società “Gamma S.r.l.”, contabilizza la fattura emessa da Tizio e nelle scritture contabili indica un costo di euro 3.000,00 relativo alla realizzazione del sito web.

Successivamente, alla società “Gamma S.r.l.” viene contestato il delitto previsto dall’art. 2 della legge sui reati tributari poiché al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi della fattura di Tizio, relativa ad una operazione inesistente, avrebbe portato in contabilità tale operazione così da avere elementi passivi (costi) fittizi.

Secondo l’accusa, la fattura emessa da Tizio è relativa ad una operazione inesistente poiché l’oggetto della fattura (il sito web) non è stato pubblicato, pertanto è apparentemente inesistente, o comunque non riscontrabile dall’esterno.

In questo caso, per dimostrare l’innocenza di Caio, amministratore della società, e Tizio, webmaster, occorrerà:

  1. portare in giudizio tutte le prove documentali dell’attività espletata da Tizio: preventivo, progetti preliminare, bozze, ecc…;
  2. email o altra documentazione attestante la realizzazione del sito ed il successivo rifiuto di Caio all’utilizzo e pubblicazione del sito realizzato da Tizio;
  3. prova documentale del pagamento effettuato dalla società “Gamma S.r.l.” in favore del webmaster Tizio.

Così facendo, forse, Tizio e Caio hanno buone possibilità di di essere assolti.

Conclusioni

Emettere fatture false per operazioni inesistenti o portare in contabilità le stesse per aumentare fittiziamente i costi, così ad ottenere un illecito risparmio fiscale o un credito d’imposta, integra un grave illecito penale.

Lo Stato punisce severamente chi commette tali reati ed è molto difficile ottenere il beneficio della pena sospesa, in parole più semplice è concreto il rischio del carcere e del sequestro dei propri beni.

Pertanto, prima di accettare strane proposte da sedicenti imprenditori, valuta attentamente ciò che ti offrono poiché, come avrai capito, i rischi sono molti più alti dei benefici che ti offrono.


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Note

  1. Art. 2 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  2. Art. 8 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  3. Art. 2, comma 2 bis, del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  4. Art. 8, comma 2 bis, del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  5. Art. 12 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  6. Art. 163 del Codice Penale
  7. Art. 12, comma 2 bis, del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  8. Art. 13 bis, comma 2, del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  9. Art. 444 del Codice di Procedura Penale
  10. Art. 12 bis del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  11. Art. 2 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  12. Art. 13, comma 2, del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  13. Art. 8 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  14. Art. 13 bis del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  15. Art. 157 del Codice Penale
  16. Art. 17 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
  17. Art. 4 del decreto legislativo n. 74 del 10.03.2000
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