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Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato a far comprendere a tutti i possibili sviluppi alternativi che può prendere un processo penale.

Il peso di un lungo processo

Essere imputati in un processo non è un bella cosa, a prescindere dalla vostra innocenza (o colpevolezza) subire un processo è già una anticipazione della pena: per cinque o sei anni della vostra vita dovrete convivere con il pensiero di un processo.

Inoltre, qualora foste assolti nessuno vi risarcirà del danno patito (salvo rare ipotesi): avete capito bene, lo Stato può processarvi ed alle fine di tutto nessuno vi chiederà scusa.

In altri termini, se oggi andate sotto processo per ricettazione e dopo tanti anni siete assolti, nessuno vi chiederà scusa e soprattutto, nessuno vi rimborserà delle spese legali sostenute!

Ovviamente nessuno potrà garantirvi l’esito del processo, un buon avvocato potrà esporvi i possibili sviluppi, ma nessun avvocato vi metterà nero su bianco l’esito del processo.

Proprio questa incertezza, insita in qualsiasi procedimento giudiziario, spesso è la ragione per cui molti imputati (anche innocenti) scelgono di non percorrere la strada ordinaria del processo, ma prendono strade alternative.

Il processo ordinario

Il rito ordinario rappresenta la strada principale che l’imputato può intraprendere per affrontare il processo. La peculiarità di tale scelta è la possibilità per l’imputato di potersi difendere utilizzando tutti gli strumenti che il codice di procedura penale prevede. Tuttavia, questa pienezza di garanzie e strumenti è bilanciata dall’assenza di “sconti” o particolari benefici qualora si dovesse arrivare ad una condanna.

In altri termini, scegliendo il rito ordinario puoi difenderti al meglio, ma dovrai sostenere i costi ed i tempi di un lungo processo ed in caso di condanna si perdono determinati benefici previsti per i riti alternativi.

Pro: difesa al 100%;

Contro: nessuno sconto di pena operato a priori; necessità della riabilitazione in caso di condanna; processo lungo e costo.

Rito abbreviato

La prima alternativa al rito ordinario è il rito abbreviato. Senza dilungarmi troppo nei tecnicismi, con il rito abbreviato l’imputato guadagna due cose: uno sconto di 1/3 sulla pena che verrà irrogata e risparmia sui tempi del processo, poiché non ci saranno tante udienze.

Tuttavia, si perde la possibilità di potersi difendere pienamente poiché l’imputato accetta di essere giudicato allo stato degli atti, ossi sulla base della documentazione raccolta dalla polizia giudiziaria.

Faccio un esempio: Tizio è indagato di ricettazione. Nel corso delle indagini la polizia giudiziaria ascolta Caio e Sempronio come persone informate sui fatti. Nel momento in cui Tizio decide di ricorrere al rito ordinario, quanto detto da Caio e Sempronio non potrà essere utilizzato dal giudice. Pertanto, Caio e Sempronio dovranno essere ascoltati dal giudice nel corso del processo e sottoposti alle domande del pubblico ministero e dell’avvocato.

Al contrario, nel rito abbreviato l’imputato rinuncia al dibattimento e quanto detto da Caio e Sempronio innanzi alla polizia giudiziaria sarà utilizzato dal giudice nella sentenza.

Anche nel caso di rito abbreviato, il giudice potrò assolvere l’imputato, dunque il rito abbreviato non vuol dire ammettere la propria colpevolezza, ma semplicemente è una scelta strategica a cui ricorrere in determinate condizioni: o quando gli atti di indagini sono lacunosi e quindi inidonei per una condanna, oppure quando gli atti di indagini sono solidi ed il dibattimento potrebbe solo rafforzare questi elementi e pertanto si punta allo sconto di pena di 1/3.

Pro: possibilità di essere assolti; riduzione di 1/3 della pena; riduzione dei tempi e dei costi del processo;

Contro: decisione allo stato degli atti; non si possono portare propri testimoni; necessità della riabilitazione in caso di condanna.

Il patteggiamento

L’ulteriore alternativa al rito ordinario è il patteggiamento. Grazie al patteggiamento l’imputato beneficia di uno sconto di pena sino ad 1/3, può concordare la pena e subordinare la stessa alla concessione del beneficio della sospensione condizionale. Inoltre, la pena patteggiata sotto i due anni beneficia di ulteriori vantaggi, quali ad esempio la possibilità di chiedere l’estinzione del reato e degli effetti penale trascorsi 2 o 5 anni e di non pagare le spese di giustizia.

Ovviamente questi benefici hanno un prezzo: l’imputato rinuncia al giudizio, ammette di essere colpevole e si prende una condanna.

Le ragioni poste alla base di un patteggiamento possono essere molteplici: impossibilità di difendersi perché non ci sono prove a favore, mancanza di risorse economiche per sostenere un processo, incapacità psicologica di affrontare un lungo calvario giudiziario ecc…

Ad ogni modo, attraverso il patteggiamento l’imputato chiude rapidamente la propria partita con una condanna ma beneficia di importanti agevolazioni.

Pro: pena concordata preventivamente; condanna senza sorprese con riduzione sino ad 1/3; dopo 2 o 5 anni è possibile chiedere l’estinzione del reato e degli effetti penali senza dover risarcire la persona offesa; non si pagano le spese di giustizia;

Contro: è una condanna; non c’è la possibilità di difendersi.

Messa alla prova

Un’altra possibilità per evitare il processo è ricorre alla messa alla prova per gli adulti.

Prima che il processo abbia inizio, è data la possibilità all’imputato di chiedere la sospensione del processo e di essere ammesso ad eseguire lavori socialmente utili.

Se i lavori socialmente utili si concludono positivamente, si arriverà ad una sentenza di proscioglimento per estinzione del reato. In altri termini, non viene irrogata alcuna condanna e tutto l’iter giudiziario si conclude con un proscioglimento.

Per accedere a tale istituto è necessario che il reato per il quale si è imputati abbia una pena detentiva fino a quattro anni ovvero un reato che rientra fra quelli previsti dall’art. 550, comma II, c.p.p.

Inoltre, ben potrebbe capitare che il giudice subordini l’ammissione al risarcimento del danno cagionato alla persona offesa.

Infine, occorre precisare che la sentenza di proscioglimento sarà comunque visibile sul casellario: non sarà un precedente penale che arreca pregiudizi, ma di sicuro non è un bel biglietto da visita.

Pro: sentenza di proscioglimento (nessuna condanna); rapida definizione del procedimento penale;

Contro: valutazione discrezionale del giudice sull’ammissibilità della domanda; occorre eseguire i lavori socialmente utili; la sentenza di proscioglimento sarà visibile sul casellario.

Oblazione

Infine, qualora foste imputati per una contravvenzione punita con la pene pecuniaria o con l’arresto, è data la possibilità di pagare la metà del massimo delle pena ed estinguere il reato.

Non è un patteggiamento o una forma di ammissione di colpevolezza, è la concreta possibilità di “pagare” e risolvere la questione.

Ovviamente, ciò è possibile solo con i reati più blandi, ossia le contravvenzioni. La richiesta deve essere presentata prima dell’inizio del processo.

Un esempio pratico di come funziona l’oblazione è il caso del reato previsto all’art. 651 c.p. (rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale): anziché sostenere un processo, potete risolvere il problema pagando 103,00 euro, più le spese giustizia pari a circa 80,00 euro (oltre l’onorario per l’avvocato ovviamente).

Una volta ammessi e pagata la contravvenzione, non resterà alcuna traccia sul vostra casellario e non subirete alcun pregiudizio da tale scelta.

Pro: non sostenete un lungo e costoso processo; il reato viene cancellato e non vi alcun traccia sul casellario; per la maggior parte delle contravvenzione è economicamente conveniente;

Contro: per alcune ipotesi di reati è economicamente poco conveniente.

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L’avvocato Giuseppe Pappa si laurea nell’ottobre 2009 con tesi in diritto penale avente ad oggetto i reati associativi. Immediatamente dopo la laurea inizia la pratica forense prediligendo le tematiche attinenti all’area del diritto penale. Successivamente frequenta con profitto il corso di deontologia e tecnica del penalista organizzato dalla Camera penale di Napoli ottenendo l’idoneità all’iscrizione nell’elenco dei difensori d’ufficio ex art. 29 disp. att. c.p.p., in seguito consegue il diploma di perfezionamento in “Diritto dell’Unione Europea: tutela dei diritti” conferitogli dall’Università degli Studi di Napoli Federico II. Approfondisce ed amplia la propria formazione attraverso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma, conseguendo nel giugno 2014 il diploma di specializzazione discutendo una dissertazione di fine corso dal titolo “I rapporti tra continuazione e recidiva”. Nel luglio 2014 è dichiarato idoneo all’esercizio della professione forense a seguito del superamento dell’esame di abilitazione. E’ iscritto dal gennaio 2015 all’Ordine degli Avvocati di Napoli.