IpTV pirata: cosa si rischia?

IpTV pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali sia per chi lo vende, sia per chi ne usufruisce

Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato a far comprendere a tutti i rischi che si corrono ad utilizzare l’IpTV pirata. L’articolo non è un trattato scientifico né vuole essere tale. Se siete avvocati o giuristi, state lontano da questa pagina.

IpTV pirata: cosa si rischia? O che sia Card Sharing o IpTv, anche l’utilizzare finale rischia una condanna penale. La Cassazione ha stabilito che non contano le modalità con cui l’elusione viene attuata (IpTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone.

Che cosa è l’IpTV?

L’IpTv è uno mezzo utilizzato dalle emittenti televisive per trasmettere sulla rete i propri programmi televisivi.

Rai, Mediaset e Sky e tante altre emittenti utilizzano questo protocollo, tuttavia per alcuni show l’accesso è libero, per altri, invece, l’accesso è condizionato al pagamento di un canone.

E’ legale l’IpTV?

L’IpTV in se non è illegale, è solo uno mezzo per arrivare ad un fine (ossia vedere un programma televisivo tramite internet). Ciò che è illegale, invece, è l’utilizzo che molti stanno facendo dell’IpTV, ossia diffondere contenuti protetti, facendo pagare un canone al fruitore finale.

Soldi che, ovviamente, non vanno nelle tasche di Mediaset o Sky, ma nel portafogli del pirata che diffonde i contenuti.

Qual è la differenza tra IpTV e Card Sharing?

Il risultato è il medesimo: l’utente grazie ad un uso fraudolento della tecnologia non paga il canone e vede programmi protetti.

Con il Card Sharing, il pirata condivide esclusivamente i codici di accesso della pay-tv, pertanto l’utente finale dovrà munirsi di un decoder collegato ad una antenna per captare il segnale protetto, ed allo stesso tempo connesso ad internet per per ricevere le chiavi pirata e decodificare il segnale video captato dall’antenna.

In questo caso, la qualità dei programmi è pari all’originale, poiché la fonte è la medesima, ossia il segnale catturato via etere.

Con l’IpTV, invece, l’approccio è diverso poiché il pirata anziché condividere le chiavi, trasmette agli utenti il segnale video già decodificato. Non potendo trasmettere via etere, lo invia tramite internet agli utenti finali, il quali dovranno munirsi di semplice pc, smartphone o Tv box android.

Tuttavia, la qualità del video sarà più bassa rispetto alla trasmissione originale, poiché il pirata dovendo condividere il segnale tramite internet, dovrà scendere a compromessi con la propria larghezza di banda.

Cosa rischia il pirata a vendere i codici di accesso (card sharing) o trasmettere programmi protetti (IpTv)?

La condotta del pirata che trasmette tramite IpTv, è inquadrabile nel delitto previsto dall’art. 171-ter della Legge 633/41, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da € 2.582,29 a € 15.493.71 per chiunque a fini di lucro, abusivamente trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un’opera al circuito televisivo o cinematografico.

Inoltre, a seconda che sia Card Sharing o IpTV, potrà essere contestato anche il delitto previsto dall’art. 615 ter del codice penale, che punisce coloro che abusivamente accedono ad un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, o l’art. 640 ter del codice penale che punisce la frode informatica.

Cosa si rischia ad acquistare file m3u per IpTV e vedere le pay-tv piratate?

Questa è la domanda più importante. Il problema della gran parte degli utenti finali è la mancanza di percezione dell’illegalità del sistema.

A mio avviso, ciò dovuto è due fattori.

  1. In primis, la poca attenzione delle forze dell’ordine al problema: in Italia si registrano pochi e sporadici interventi da parte dell’autorità giudiziaria, la quale è intervenuta solo quando il fenomeno ha assunto dimensione non più tollerabili.
    Ad esempio, nel 2017, la Guardia di Finanza, diretta dalla procura di Roma, nell’ambito dell’operazione “Match Off 3.0” ha sequestrato oltre 76.000,00 euro, tra cui 18.000,00 euro in contanti, 17 carte postepay, 235 decoder, 104 smart card e 43 pc. Tuttavia, gli utenti finali, salvo rare eccezioni, non sono stati perseguiti.
  2. In secundis, il fruitore finale non ha la percezione della illiceità della propria condotta. L’utente non comprende che con il click del mouse o con una determinata applicazione installata sul proprio cellulare, sta commettendo un illecito.

Ma in concreto, l’utente cosa rischia?

Come già spiegato nell’articolo relativo al Card Sharing, l’art. 171 octies della legge n. 633/1941 art. 171 punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 2.582.29 a € 25.822.86 chiunque a fini fraudolenti utilizza apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale.

Dunque, anche il semplice fruitore finale, se “beccato”, rischia una sanzione penale, oltre che il risarcimento da corrispondere alla pay-tv di turno.

Ma se davvero l’IpTV pirata è illegale, perché Ebay.it e Subito.it sono pieni di annunci che vendono abbonamenti abusivi?

Preliminarmente è doveroso precisare che i siti di annunci, nel nostro caso Ebay.it e Subito.it, non sono responsabili della legalità o meno delle cose vendute. Ad esempio, Subito.it è spesso utilizzato dai truffatori per locare case vacanze inesistenti, o per vendere merce che poi si scoprirà rubata. Tuttavia, il gestore non ha alcuna responsabilità, e tutte le conseguenze ricadono esclusivamente su chi compra e chi vende.

Nel caso degli annunci delle IpTV, spostando l’attenzione su chi compra, come anzidetto, oltre che rischiare la reclusione da sei mesi a tre anni per utilizzo dei file m3u pirati, rischia di vedersi contestato anche il reato di ricettazione che punisce con la reclusione da due a otto anni e con la multa da euro 516,00 ad euro 10.329,14 chi, chiunque al fine di procurare a sé un profitto (non pagare il canone alla pay-tv), acquista cose provenienti da un qualsiasi delitto (codici e lista IpTV frutto del delitto previsto dall’art. 171-ter della Legge 633/41).

Il fatto che gli annunci siano presenti su Ebay.it o Subito.it, non rappresenta una giustificazione o una scriminante, poiché l’utente finale, parafrasando una massima della Cassazione, “non può non sapere” che un abbonamento alla paytv full optional, costa più di 8,00 euro al mese! Pertanto, uomo avvisato, mezzo salvato!

Inoltre, sia il denaro corrisposto per l’accesso alle IpTV, che il flusso di dati generato dalla trasmissione IpTV, sono facilmente tracciabili da parte delle forze dell’ordine. Dunque, non pensate di farla franca solo perché siete nascosti dietro ad un monitor o un proxy: se sino ad oggi vi è andata bene è dovuto al 50% al caso, la restante metà perché chi può intervenire ha deciso di non farlo…sino ad oggi.

In ultimo, sarebbe auspicabile un serio intervento da parte degli amministratori dei citati siti, al fine di eliminare le inserzioni pirata ed evitare agli utenti spiacevoli sorprese da parte dell’autorità giudiziaria.

Ma io non ho alcun decoder, ho solo un Tv box android, sono lo stesso perseguibile?

Da una prima lettura della norma, si potrebbe pensare che solo chi ha un “apparato” ossia un decoder, è punibile, lasciando così indenni tutti colori che guardano le pay-tv pirata attraverso un pc, uno smartphone o Tv box android. Tuttavia, non è così.

Una recente sentenza della Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Penale, n. 46443/2017) ha stabilito che non contano le modalità con cui l’elusione venga attuata (IpTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone.

Pertanto, è irrilevante il mezzo che scegli per vedere abusivamente la pay-tv, per integrare il delitto è sufficiente essere in possesso di chiavi di accesso pirata (Card Sharing) o dell’indirizzo IP che diffonde il video (IpTV), così da evitare fraudolentemente il pagamento del canone al gestore della pay-tv.

E se non acquisto i codici ma utilizzo gli add-on di Kodi (Evil King, Stefano Thegroove 360, ecc…) cosa rischio?

Confesso che la risposta è difficile e molto dipende da come si vuole inquadrare la vicenda.

Innanzitutto, siamo di fronte ad una situazione diversa rispetto a quella sopra descritta.

In questo caso, l’utente, senza pagare nessuno, tramite il software, gratuito e legale, Kodi e gli add-on Evil King o Stefano Thegroove 360, accede ai contenuti presenti sulla rete e condivisi gratuitamente dagli utenti.

A mio parere, a seconda del contenuto scelto, si potrà configurare un illecito penale o amministrativo.

  • scelgo di vedere una IpTV pirata che trasmette canali a pagamento (illecito penale)

Ad esempio, se accedo ad una IpTV, seppure condivisa gratuitamente, per vedere una partita in diretta trasmessa da Sky o l’ultima puntata di Gomorra in onda su Sky Atlantic, sto eludendo il sistema di sicurezza di Sky ed accedendo a contenuti trasmessi ed in possesso del gestore, il tutto al fine di non pagare il canone.

Pertanto, a mio modesto avviso, tale condotta è riconducibile al principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione secondo cui non contano le modalità con cui l’elusione venga attuata (IpTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone al gestore.

Dunque, troverà applicazione l’art. 171 octies della legge n. 633/1941 che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 2.582.29 a € 25.822.86 chiunque a fini fraudolenti installa o utilizza apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale.

  • scelgo di vedere un contenuto ospitato da un sito terzo e non trasmesso o in possesso di una pay-tv (illecito amministrativo)

Al contrario, se l’utente non sceglie di vedere una IpTV pirata che trasmette programmi a pagamento, ma decide semplicemente di accedere ad un contenuto (seppure protetto da copyright) ospitato da un sito esterno, ciò non integra una condotta penalmente rilevante, essendo tale situazione molto diversa rispetto a quella sopra descritta.

In primo luogo, i contenuti a cui accede l’utente non sono in possesso della pay-tv.

Se Tizio decide di vedere Avengers Infinity War, non accederà al film ospitato dai server di Sky o Infinity, ma accederà ad un sito terzo che, senza averne il permesso, ha caricato sul proprio spazio-web il file.

In secondo luogo, così facendo, Tizio non ha eluso alcuna protezione, né ha decodificato alcunché, ma ha semplicemente riprodotto abusivamente un film protetto dal diritto di autore, ospitato da un sito terzo.

Tuttavia, tale condotta, seppure non penalmente rilevante, è sanzionata dall’art. 174 ter della legge sul diritto d’autore, che punisce con la sanzione amministrativa pecuniaria di € 154,00 chiunque abusivamente riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento opere o materiali protetti.

Pertanto, in questo caso il software Kodi e gli add-on Evil King o Stefano Thegroove 360, non fanno altro che raccogliere ed ordinare il materiale presente su altri siti, evitando all’utente di dover cercare sul web e sorbirsi pop-up e malware per arrivare a riprodurre un film.

E’ se invece guardo un film da un sito non autorizzato?

Il discorso fatto poc’anzi trova applicazione anche nel caso in cui l’utente scelga di vedere un film in streaming da un sito non autorizzato, come ad esempio il sito https://altadefinizione.red/

Come anzidetto, l’art. 174 ter della legge sul diritto d’autore punisce chiunque abusivamente riproduce opere o materiale protetto dal diritto di autore.

Pertanto, la visione del contenuto protetto dal diritto di autore espone l’utente al rischio di una sanzione amministrativa pecuniaria, oltre che il rischio di ritrovarsi il computer pieno di malware e virus.
Per dubbi, domande o approfondimenti, sarò lieto di rispondere nei commenti o, se proprio l’argomento vi interessa, scrivere un ulteriore articolo più dettagliato.

Aggiornamento novembre 2018

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L’articolo “Ip TV pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali sia per chi lo vende, sia per chi ne usufrisce” è stato pubblicato sul numero di novembre 2018 della rivista cartacea WinMagazine, la magazine di informatica e tecnologia più venduto in italia.

Ringrazio la redazione di WinMagazine per aver scelto il mio articolo.

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Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.

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