La prescrizione

La prescrizione del reato: come funziona? A che cosa serve? Le risposte alle domande più frequenti

Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato a far comprendere a tutti la funzione della prescrizione del reato. Se siete avvocati o giuristi, state lontano da questa pagina.

La prescrizione del reato è un istituto che tutela i cittadini. Non è una scappatoia per evitare la condanna. Grazie alla prescrizione i tempi del processo sono certi. La prescrizione, infine, scongiura la trasformazione della giustizia in vendetta.

Che cosa è la prescrizione del reato?

La prescrizione del reato è disciplinata dagli articoli 157 e seguenti del codice penale. La prescrizione è una causa di estinzione del reato, tale istituto trova il suo fondamento nell’attenuarsi dell’interesse dello Stato a punire quei reati il cui ricordo sociale si è affievolito per il decorso del tempo.

Inoltre, la prescrizione risponde all’esigenza di garantire all’imputato una durata ragionevole del processo, secondo quanto stabilito dall’art. 111 della Costituzione e dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

Non ho capito, puoi spiegarmelo in altri termini?

Il punto di partenza del discorso è la funzione della pena nel nostro sistema, ossia rieducare il colpevole ed indurre i cittadini a non commettere reati.

Facciamo un esempio.

Tizio è imputato del delitto di truffa semplice, art. 640 c.p., ossia un reato di medio allarme sociale, punito con la pena massima di tre anni oltre la multa (ossia soldi da dare allo Stato).

Ipotesi 1 – L’imputato è condannato prima della prescrizione

Il fatto reato è commesso nel gennaio 2010, il processo inizia nel 2014 e si chiude definitivamente nel 2016 con la condanna di Tizio alla pena finale di anni 2 di reclusione.

Tale condanna, emessa prima della prescrizione, dovrà far riflettere Tizio sugli errori commessi e sarà sentita come giusta dai cittadini, ossia non una vendetta dello Stato.

Ipotesi 2 – L’imputato è condannato dopo il decorso della prescrizione

Il fatto reato è commesso nel gennaio 2010, il processo inizia nel 2016 e si chiude definitivamente nel 2022 con la condanna di Tizio alla pena finale di anni 2 di reclusione.

In questo caso, la funziona della pena è frustrata poiché, Tizio non percepirà il senso di una condanna che arriva dopo 22 anni, né i cittadini comprenderanno il perché punire così severamente un uomo per un fatto lieve commesso così tanto tempo prima.

La prescrizione evita questa ingiustizia: essendo trascorso troppo tempo dalla commissione del reato, lo Stato decide di non punire Tizio (niente carcere), facendo salva la possibilità per i truffati di esseri risarciti.

Ma questo sistema vale per tutti i reati?

Assolutamente no.

A seconda della gravita del reato ci sarà un termine di prescrizione più lungo: più è alta la pena massima prevista dalle legge e più sarà lungo il termine di prescrizione.

Ad esempio la ricettazione, art. 648 c.p., prevede una pena massima di anni 8, cosicché la prescrizione matura dopo 10 anni dalla commissione del reato.

Come avrai capito, se la pena massima è l’ergastolo, la prescrizione non matura. Per questo motivo i reati più gravi non si prescrivono mai, proprio perché lo Stato non rinuncia alla punizione, né i cittadini potranno mai “dimenticare” il fatto.

Per semplificare il discorso, la prescrizione è paragonabile alla data di scadenza degli alimenti. Se il processo non viene chiuso entro un certo periodo, scade e deve essere buttato. Tuttavia ci sono dei reati che sono senza scadenza per i quali lo Stato non rinuncerà mai alla punizione.

Come si calcola la prescrizione?

Ti annoti la data di commissione del fatto (la prescrizione inizia a decorrere, nella maggior parte dei casi, da tale momento).

Dopodiché, prendi la pena massima prevista dal reato e l’aumenti di 1/4. Il risultato sarà pari al termine ultimo entro cui l’imputato dovrà essere condannano definitivamente.

Tale termine sarà aumentato nei casi di sospensione delle prescrizione, come ad esempio quando è l’avvocato a chiedere un rinvio.

Per i delitti la pena base da cui partire è sempre 6 anni, mentre le contravvenzioni è 4 anni.

Facciamo un esempio.

Il reato di calunnia, previsto dall’art. 368 c.p., prevede una pena massima di 6 anni. Pertanto il termine di prescrizione è pari a 7 anni e mezzo (6 anni + ¼ = 7 anni e 6 mesi).

Pertanto, Tizio che ha commesso tale reato il 1 gennaio 2010, dovrà essere condannato entro il 15 giugno 2017, ossia 7 anni e mezzo dalla commissione del reato.

Tuttavia, se l’avvocato in data 1 gennaio 2015 chiede un rinvio perché l’imputato ha la febbre ed il giudice dispone la successiva udienza al 1 febbraio 2015, in questo caso il termine ultimo di prescrizione si aumenta di 1 mese.

Ma perché i processi durano così tanto?

Perché c’è poco personale amministrativo.

Perché servono più magistrati.

Perché la polizia giudiziaria, essendo sotto organico, deve dare priorità ai reati più gravi.

Perché nel codice di procedura penale non ci sono sanzioni efficaci per chi non rispetta i termini.

Perché ogni volta che cambia un magistrato il processo inizia daccapo.

E per tante ragioni che non dipendono dagli imputati o dagli avvocati.

Gli avvocati e gli imputati non hanno alcuna colpa nei ritardi della giustizia?

No, assolutamente no. Ti capisco se hai difficoltà a credermi. Oramai la categoria è malvista.

La risposta alla tua domanda la trovi nell’art. 159 del codice penale, il quale specifica che quando il rinvio è dovuto per ragioni riconducibili all’avvocato o all’imputato, la prescrizione si sospende.

In altre parole, se l’imputato ha la febbre o l’avvocato chiede un rinvio al giudice, l’orologio della prescrizione si ferma, così da allungare il termine ultimo di prescrizione.

Quindi, ricapitolando, se il rinvio è chiesto dall’imputato o dal difensore la prescrizione si sospende.

Se invece, il rinvio è dovuto a problematiche del Tribunale, la prescrizione continua a correre, questo perché i disservizi della giustizia non devono ricadere sull’imputato.

Ma allora se l’imputato non viene condannato in tempo sarà impunito o assolto?

Non sarà punito dallo Stato, nel senso che non andrà in carcere.

In ogni caso non potrà definirisi assolto, poiché non è stata accertata la sua innocenza, semplicemente non si è riusciti in tempo a giudicarlo.

Tuttavia, per le persone offese sarà sempre possibile chiedere il risarcimento economico del danno patito.

Sul punto ti consiglio di leggere l’articolo sulla differenza tra prescrizione ed assoluzione.

Cosa accadrà alla prescrizione dopo la riforma annunciata dal ministro Alfonso Bonafede?

Come saprai, l’attuale governo, ha intenzione di sospendere per sempre la prescrizione dopo il primo grado.

Tale novità legislativa è mossa da due esigenze: velocizzare i processi e punire sempre i colpevoli.

In entrambi i casi, sospendere per sempre la prescrizione non risolve questi problemi.

Con la sospensione della prescrizione il processo sarà eterno. I giudici non avranno alcuna scadenza e saranno liberi di fissare le udienze lontano nel tempo.

Con la sospensione della prescrizione, sia l’innocente che il colpevole, rischiano di stare sotto processo per un tempo infinito. Inoltre, le condanna arriverà dopo troppo tempo, tanto da non essere più giustizia ma semplice vendetta dello Stato.

Infine, le persone offese, anziché di avere un risposta (relativamente) rapida, dovranno aspettare un tempo lunghissimo ed incerto, prima di aver una sentenza definitiva.

Conclusioni

La prescrizione del reato è un istituto che tutela i cittadini. Non è una scappatoia per evitare la condanna. Grazie alla prescrizione i tempi del processo sono certi. La prescrizione, infine, scongiura la trasformazione della giustizia in vendetta.


Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.

2 commenti
  1. Giancarlo
    Giancarlo dice:

    Non esiste alcun nesso causale tra abolizione della prescrizione e durata del processo. Infatti la prescrizione è connessa al diritto-dovere dello stato di punire chi commette un reato o una contravvenzione, mentre la durta del processo è connessa all’organizzazione materiale della giustizia. La costituzione all’art. 111 dispone la durata ragionevole del processo e non la collega alla prescrizione. Perciò basta con la falsa propaganda

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