Misure cautelari: dove, come quando e perché – istruzioni per l’uso

Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato a far comprendere a tutti le basi delle misure cautelari. L’articolo non è un trattato scientifico né vuole essere tale. Se siete avvocati o giuristi, state lontano da questo articolo.

“Avvocato ha visto il telegiornale? Ma come, quell’uomo ha truffato tante persone ed è libero?” O ancora, “sempre la solita storia…prima li arrestano e poi vengono subito scarcerati!”

Queste sono alcune delle domande che mi vengono spesso poste da amici e conoscenti, ai quali, puntualmente rispondo che i processi si celebrano in tribunale e non in televisione e che, soprattutto, sino a che non viene emessa una sentenza definitiva siamo tutti innocenti.

La bussola di questa conversazione è il principio di non colpevolezza previsto dall’art. 27, comma II, della Costituzione: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

In altri termini, anche se si vieni colti in flagranza di reato si è innocenti sino a quando non è emessa una sentenza definitiva (per questo i termini delinquente o pregiudicato vanno usati con molta attenzione).

Faccio un esempio: Tizio viene sorpreso mentre tenta di truffare due anziani, spacciandosi per un dipendente della società che eroga il gas.

Tizio, dunque, viene arrestato, giudicato per direttissima, condannato in primo grado e subito liberato. Avverso tale condanna Tizio propone appello. Nell’attesa che il processo faccia il suo corso, Tizio è libero poiché non è stata emessa alcuna misura cautelare.

Tizio, seppure colto in flagranza di reato, è innocente poiché non è stata emessa una sentenza definitiva.

Solo quando la sentenza diverrà irrevocabile Tizio sarà un condannato, nel suo casellario risulterà l’iscrizione ed avrà un precedente penale.

Ma la conseguenza più importante è che Tizio solo alla fine di tutto il processo sconterà la pena, e (forse) andrà in carcere.

Prima di questo momento, la regola è che la libertà personale di Tizio non venga limitata: Tizio è innocente ed un innocente non può stare in carcere.

Tuttavia, a questa importante regola vi è una eccezione, ossia le misure cautelari.

Attraverso le misure cautelari è data la possibilità allo Stato di poter limitare la libertà personale di un innocente quando ricorrono determinati presupposti.

E’ utile ribadirlo che le misure cautelari rappresentano l’eccezione e proprio per questo motivo si applicano con molta attenzione e sempre nel rispetto dei presupposti indicati dalla legge (art. 13 della Costituzione).

Quindi, nel caso in esame, occorre chiedersi preliminarmente se contro Tizio vi sono “gravi indizi di colpevolezza” ai sensi dell’art. 273 c.p.p.

Per comprendere il discorso è sufficiente immaginare che Tizio sia stato visto dai vicini di casa dell’anziano mentre tentava di entrare in casa spacciandosi per un dipendente dell’azienda che si occupata dell’erogazione del gas.

Superato l’accertamento dei gravi indizi di colpevolezza, occorre valutare le esigenze cautelari (art. 274 c.p.p.).

Tornando all’esempio di Tizio, accertato che è stato visto dai vicini di casa, occorrerà comprendere se Tizio, da soggetto libero, può:

  1. inquinare le prove: Tizio potrebbe condizionare i testimoni oppure distruggere fonti di prova prima che vengano sequestrate?;
  2. scappare: e pertanto vanificare l’ipotetica condanna all’esito del processo? Se Tizio prende un aereo e scappa in Brasile, servirà a poco una condanna visto che non ci andrà in carcere;
  3. reiterare il reato o essere pericoloso per la società: Tizio se tenuto libero continuerà a truffare altri anziani?

Se ricorrono una o più esigenze cautelari, unitamente ai gravi indizi di colpevolezza, Tizio potrà essere privato della sua libertà, seppure innocente ed in assenza di una condanna definitiva.

In ogni caso, il carcere resta l’ultima misura cautelare da adottare poiché la scelta della misura deve essere guidata dai principi di proporzionalità ed adeguatezza.

Pertanto, se Tizio è incensurato, se il luogo di commissione del reato è distante dalla propria abitazione, se la condotta non risulta particolarmente grave, anziché il carcere si potrà adottare la misura cautelare degli arresti domiciliari.

In altre parole, perché mai mettere in carcere Tizio quando gli arresti domiciliari sono una misura cautelare adeguata e proporzionata alle esigenze cautelari, alla personalità del soggetto ed al fatto-reato.

In ogni caso, all’esito del processo, in caso di condanna, il tempo trascorso in custodia cautelare verrà sottratto alla condanna, cosicché Tizio dovrà scontare solo la pena residua.

Tuttavia, spesso non viene fatto buon uso di questi principi, e proprio per questo motivo è data la possibilità all’indagato di poter impugnare l’ordinanza di custodia cautelare (art. 309 e 310 c.p.p.)

Concludo questo articolo precisando ancora una volta che non si tratta di un trattato scientifico e che tale materia è molto vasta ed articolata.
Per dubbi, domande o approfondimenti, sarò lieto di rispondere nei commenti o, se proprio l’argomento vi interessa, scrivere un ulteriore articolo più dettagliato.

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Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.
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