Resistenza ad un pubblico ufficiale: scappare a piedi non è reato

Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato ad esporre un caso concreto, nel quale un soggetto che scappava a piedi da un posto di blocco è stato assolto dall’imputazione di resistenza ad un pubblico ufficiale. L’articolo non è un trattato scientifico, né vuole essere tale. Se siete avvocati o giuristi, state lontano da questa pagina.

Se dinanzi ad un posto di blocco ti limiti a scappare a piedi, senza usare violenza o minaccia, tale condotta non integra il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale. La semplice fuga o il divincolarsi (senza usare violenza) al compimento dell’atto, non integra il predetto reato.

Il caso concreto

Circa sei mesi fa, ho incontrato in studio un ragazzo (appena 21enne) il quale assumeva di essere vittima di una grave ingiustizia. Tizio, nome di fantasia, mi mostrava il decreto di citazione a giudizio nel quale gli venivano contestati i gravi delitti di resistenza ad un pubblico ufficiale e ricettazione.

La contestazione

Al mio nuovo cliente venivano contestati i delitti di cui agli artt. 337 c.p. (resistenza ad un pubblico ufficiale) e 648 c.p. (ricettazione), poiché in concorso con Caio, alla guida del veicolo XXXX, auto di provenienza illecita, Tizio avrebbe usato violenza per opporsi agli agenti di pubblica sicurezza, consistita nel non fermarsi all’alt intimato dalle forze dell’ordine e nell’arrestare bruscamente la marcia del citato veicolo, abbandonando lo stesso al centro della carreggiata, per poi darsi alla fuga ed essere successivamente fermato all’esito di un lungo inseguimento.

L’ingiustizia

Tizio, come anzidetto, si dichiarava innocente, e soprattutto, affermava di essere vittima di un’ingiustizia, poiché, a dispetto di quanto indicato nell’imputazione, egli non era alla guida dell’auto rubata, ma era un semplice passeggero inconsapevole della provenienza delittuosa della vettura.

La condotta dell’imputato nell’immediatezza del fatto

Tizio, dunque, non essendo alla guida della vettura, non aveva la facoltà di “arrestare bruscamente la marcia del veicolo”. L’unica sua “colpa” è stata quella di scappare a piedi e farsi rincorrere dall’agente di polizia, per poi essere acciuffato dopo pochi metri, senza opporre alcune resistenza, violenza o minaccia contro il pubblico ufficiale.

L’attività dell’avvocato

Dopo aver ascoltato la versione di Tizio, ho immediatamente recuperato gli atti di indagine per trovare un sostegno a quanto asserito dal mio giovane cliente.

Dalla lettura del fascicolo del pubblico ministero, a dispetto di quanto indicato nel capo di imputazione, Tizio risultava non essere alla guida dell’autovettura rubata e non aver compiuto alcuna resistenza al momento dell’arresto.

La scelta del rito processuale

Alla luce di tali atti, concordemente con Tizio, ho deciso di scegliere il rito abbreviato, sia perché l’istruttoria dibattimentale non avrebbe potuto offrire nessun contributo utile al processo (i poliziotti non avrebbero potuto dire nulla di più di quanto indicato negli atti), sia per beneficiare, in caso di condanna, dello sconto di 1/3 previsto dalla legge.

In altri termini, gli atti presenti nel fascicolo di indagine erano a nostro favore, pertanto non aveva senso affrontare un processo ordinario.

Le mie considerazioni giuridiche relative alla resistenza ad un pubblico ufficiale (estratte dalla memoria depositata in udienza)

Tizio non era alla guida della vettura rubata, pertanto non aveva alcun poter sull’autoveicolo. Parimenti, è penalmente irrilevante la successiva fuga essendo tale condotta pacificamente inquadrabile quale mera resistenza passiva.

Sul punto, dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che la fuga in quanto tale, non integra il reato di resistenza, essendo necessario che ad essa si accompagnino manovre che concretino l’esplicazione di una vera e propria intimidazione contro il pubblico ufficiale atta a paralizzare o, quanto meno, a contrastare l’attività di costui.

La mera fuga, dunque, unica condotta ascrivibile all’imputato, è qualificabile come resistenza passiva e pertanto penalmente irrilevante poiché “la fuga in quanto tale, considerata astrattamente, non integra il reato di resistenza, proprio perché il semplice sottrarsi all’incontro o al semplice contatto con il pubblico ufficiale concreta un atteggiamento non violento e non minaccioso”. (Cass. pen., VI sez. penale, sentenza ud. 29 maggio 1996, n. 7061, in Cass. pen., 1997, 2721; Corte di Cassazione, VI sez. penale, sentenza n. 17061/17).

Le mie considerazioni giuridiche relative alla ricettazione (estratte dalla memoria depositata in udienza)

L’esatta ricostruzione della condotta di Tizio, quale mero passeggero, riverbera effetti anche sul secondo capo di imputazione, ossia la ricettazione dell’autovettura.

Tizio, passeggero dell’autovettura, non ha acquistato, ricevuto o occultato alcunché, non ha mai avuto il possesso o la signoria di fatto sul bene oggetto di ricettazione, né ha tratto profitto dal tale situazione.

Analogamente, l’imputato non era consapevole della provenienza illecita dell’autovettura, né aveva un dovere di porsi tale domanda essendo egli un semplice passeggero.

Pertanto, non può essere mosso alcun rimprovero alla condotta di Tizio, il quale si è ritrovato a sua insaputa a bordo di un’autovettura di provenienza delittuosa.

Sul punto, si evidenzia che non è sufficiente la condizione di passeggero per estendere a quest’ultimo la medesima responsabilità penale del conducente di un’auto di provenienza delittuosa, anche quando la circostanza di indubbia conoscenza e frequentazione intercorrente tra i due lasci desumere la comune consapevolezza in ordine all’origine illecita del veicolo.

Non può, difatti, escludersi, che tale consapevolezza sia stata acquisita dal passeggero successivamente alla ricezione, acquisto o furto del veicolo senza configurabilità del concorso morale a posteriori per adesione psicologica al delitto di ricettazione commesso da altri. (Tribunale Roma Sezione 9 Penale, Sentenza del 17 luglio 2006, n. 15229).

La decisione del giudice

Il giudice, dott.ssa Amelia Primavera della III sezione penale del Tribunale di Napoli, ha sposato la mia linea difensiva, e con la sentenza n. 10002/2018 ha assolto l’imputato da entrambi i capi di imputazione.

Secondo il giudicante, in merito alla resistenza ad un pubblico ufficiale

“Tizio, invero, si trovava quale passeggero a bordo di un’autovettura rubata e, dopo che il conducente aveva arrestato la marcia, per eludere il controllo delle forze dell’ordine, era sceso tentando di scappare a piedi. A parere della scrivente, un tale comportamento non può essere sussunto nell’ambito della previsione incriminatrice di cui all’art. 337 c.p., non essendosi l’imputato reso autore di alcuna condotta violenta né pericolosa per l’incolumità personale degli agenti di polizia e degli altri utenti della strada.

Nel caso di specie ciò non si è verificato, non essendovi stato, da parte del prevenuto, alcun impiego di forza per sottrarsi al controllo delle forze dell’ordine, ma solo una reazione spontanea ed istintiva alla possibilità di controllo, reazione peraltro obiettivamente non pericolosa, essendosi realizzata con una fuga a piedi”.

Relativamente alla ricettazione del veicolo

“La circostanza, poi, che Tizio si trovasse nell’autovettura in oggetto quale passeggero induce a ritenerlo estraneo anche al delitto di ricettazione, non essendovi alcuna prova che egli abbia concorso con XXXXXX nella ricezione del bene di provenienza delittuosa.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni precisato che non risponde del reato di ricettazione colui che, non avendo preso parte alla commissione del fatto, si limiti a fare uso del bene unitamente agli autori del reato, pur nella consapevolezza della illecita provenienza, non potendosi da questa sola successiva condotta desumere l’esistenza di una compartecipazione quanto meno d’ordine morale, atteso che il reato di ricettazione ha natura istantanea c non è ipotizzabile una compartecipazione morale per adesione psicologica ad un fatto criminoso da altri commesso. (Sez. 5, n. 42911 del 24/09/2014, Lommito, Rv. 260684; Sez. 2, n. 51424 del 05/12/2013, Ferrante ed altri, Rv. 258582; n. 23395 del 13/04/2011 Faccioli e altri, Rv. 250689).”

Conclusioni

Il giudice ha aderito alla mia prospettazione, confermando che la mera fuga, senza che venga adoperata violenza, non integra il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale.

Parimenti, Tizio non risponde del reato di ricettazione poiché questi non aveva la disponibilità o possesso dell’autovettura rubata.

Pertanto, se dinanzi ad un posto di blocco o controllo delle forze dell’ordine, ti limiti a scappare a piedi, senza usare violenza o minaccia, tale condotta non integra il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale. La semplice fuga o il divincolarsi (senza usare violenza) al compimento dell’atto, non integra il predetto reato.

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Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.

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