Sì può andare in carcere per un solo mese?
Sì può andare in carcere per una condanna di appena un mese? Sì, può accadere se sottovaluti il tuo problema penale!
Hai letto bene, non è una leggenda metropolitana: il rischio carcere esiste anche per chi è alla prima condanna.
Allo stesso modo, se ignori o sottovaluti il tuo problema penale nulla esclude che tu possa andare in galera anche per una pena esigua di appena un mese o un giorno.
Non mi credi? Continua a leggere l’articolo per scoprire cosa è accaduto a Mario che ha deciso di fregarsene del proprio processo penale.
Indice
Si può finire in CARCERE per una condanna di un MESE? La Verità Che Nessuno Ti Dice!
La leggenda metropolitana che al primo reato non c’è il carcere
Tante, troppe volte, ho sentito dire che in Italia, se sei al primo reato sicuramente non andrai in carcere, anzi (secondo questi raffinati giuristi) è la stessa legge che lo vieta.
Confesso che a tutt’oggi ancora non ho trovato questa norma, anzi per essere chiari è opportuno precisare che non esiste qualcosa del genere!
È più corretto affermare che il sistema giudiziario, il cui fine ultimo è la rieducazione del colpevole1, permette a quest’ultimo di evitare la reclusione, ma ciò non è un diritto e non è un automatismo.
Da ciò consegue che se ignori il tuo guaio giudiziario oppure se sottovaluti il tuo processo penale, perché ad esempio il reato contestato è di scarso allarme sociale, come ad esempio la guida in stato di ebbrezza, nessuno ti può garantire che eviterai il carcere.
Per comprendere meglio questo rischio è necessario fare un passo indietro e analizzare sommariamente come funziona l’irrogazione e l’esecuzione della sanzione penale nel nostro ordinamento.
La sanzione penale nel sistema giudiziario italiano
Semplificando brutalmente il sistema processuale penale, è possibile suddividere la conclusione di un processo penale in due esiti:
- assoluzione: alla fine del processo penale, i giudici non sono riusciti a dimostrare la colpevolezza dell’imputato. Pertanto non c’è un problema di pena da espiare poiché non c’è una condanna.
- condanna penale definitiva2: dopo un lungo processo, è stata accertata la responsabilità penale dell’imputato e quest’ultimo deve essere condannato penalmente.
Le tipologie di condanne penali
Una volta che è stata accertata la colpevolezza dell’imputato, occorre scegliere la pena da infliggere e la quantità (tecnicamente si dice dosimetria della pena).
A seconda della tipologia di reato avremo le seguenti pene principali3:
- ergastolo;
- reclusione;
- multa;
- arresto;
- ammenda.
Accanto alle pene principali ci sono le pene accessorie4 e le pene sostitutive delle pene detentive brevi5, tuttavia non è questa la sede per approfondire tali argomenti.
In questo momento, ti basta comprendere che il giudice, in caso di colpevolezza dell’imputato, in relazione al tipo di reato dovrà scegliere tra le punizioni che ti ho prima elencato.
Inoltre, è importante comprendere che quando la legge indica l’ergastolo, la reclusione o l’arresto, si intende sempre il carcere.
In altre parole, il giudice che ti condanna, salvo ipotesi particolari, non sceglie le modalità con cui dovrai espiare la condanna, ma decide solo la tipologia di pena tra quelle che ti ho mostrato prima.
Al contrario, l’eventuale possibilità di espiare la reclusione o l’arresto in detenzione domiciliare verranno decise da un organo diverso, che prende il nome di magistratura di sorveglianza.
Da ciò consegue che se vieni condannato ad un mese di reclusione per furto, tale punizione dovrà essere espiata teoricamente in carcere.
Potrai, tuttavia, evitare la detenzione in carcere, chiedendo al tribunale di sorveglianza la misura alternativa della detenzione domiciliare6 o dell’affidamento ai servizi sociali7.
Sono stato condannato penalmente, ora cosa accade?
Tornando all’esempio illustrato poc’anzi, supponiamo che il giudice, all’esito del processo penale, ritiene accertata la responsabilità penale dell’imputato.
Il giudice dovrà innanzitutto scegliere la tipologia di pena e la quantità.
Superato questo primo punto, il magistrato dovrà prendere un’altra importante decisione: concedere o meno all’imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena8.
Concede il beneficio della sospensione condizionale della pena
Se l’imputato è ritenuto meritevole del beneficio della sospensione condizionale della pena (ricorrendone innanzitutto i presupposti di legge), allora non c’è un problema di espiazione della pena.
Questo perché grazie all’importante beneficio della pena sospesa, il condannato, pur avendo una condanna, non dovrà espiare la pena, né in termini di libertà, né in termine di sanzione pecuniaria.
Questa avverrà perché, ad esempio, il colpevole è al suo primo reato e il giudice ha ritenuto che si asterrà dal commettere nuovi reati in futuro (tecnicamente definito giudizio prognostico).
Questo beneficio, tuttavia, è subordinato alla buona condotta del condannato9, il quale non dovrà commettere nuovi reati
- per cinque anni se la condanna riguarda un delitto
- due anni se la condanna ha ad oggetto una contravvenzione penale.
Se il colpevole non rispetta questa condizione, dovrà pagare la vecchia condanna e la nuova.
Ad ogni modo, ipotizzando la buona condotta del condannato, in caso di concessione del beneficio della pena sospesa, non c’é il problema del carcere.
Il giudice NON concede il beneficio della sospensione condizionale della pena
Tutto cambia quando il giudice condanna l’imputato senza il beneficio della sospensione condizionale della pena.
In questa ipotesi, la pena scelta dal giudice dovrà essere necessariamente espiata, questo a prescindere dalla tipologia e quantità di pena.
O che sia un mese di arresto, o che siano tre anni di reclusione, prima o poi lo Stato si ricorderà di te e ti chiederà di pagare il conto.
Ad ogni modo, dopo l’irrevocabilità della condanna penale si chiuderà la prima parte del tuo problema giudiziario, dopodiché potrai solo attendere l’ordine di esecuzione da parte della Procura.
Tuttavia, come vedrai tra poco, se ricorrono determinate condizioni, sei ancora in tempo per provare ad evitare il carcere.
L’esecuzione della pena: quando lo Stato si ricorda di te
Sei stato condannato penalmente senza il beneficio della pena sospesa. La condanna penale è divenuta irrevocabile è la tua vicenda giudiziaria è, oramai, chiusa.
A questo punto puoi solo attendere la notifica dell’ordine di esecuzione10, ossia quell’atto con cui la Procura esegue la condanna che ti è stata inflitta dal tribunale.
Non c’è un termine perentorio per la notifica di questo atto, tanto può avvenire dopo un mese dalla irrevocabilità della sentenza, tanto dopo un anno.
Ad ogni modo, quando lo Stato si ricorda di te ecco che arriva l’ordine di esecuzione della pena finalizzato a farti pagare la condanna.
Reato ostativo: si entra subito in carcere
Se il reato oggetto della tua condanna penale è un reato ostativo1112, al momento della notifica dell’ordine di esecuzione verrai direttamente portato in carcere.
Questo a prescindere dall’entità della pena: o che sia un mese o che siano dieci anni di reclusione, la natura ostativa del reato farà sì che tu venga direttamente portato all’istituto penitenziario più vicino.
Dal carcere, eventualmente, potrai chiedere le misure alternative alla detenzione, ma è opportuno precisare che la concessione delle pene alternative è una facoltà, non un diritto.
Reato NON ostativo, con condanna SUPERIORE ai 4 anni di reclusione
Se, invece, il reato oggetto della tua condanna è un reato comune non ostativo, allora la differenza la farà l’entità della pena che ti è stata inflitta.
Se la pena in concreto che dovrai espiare è superiore ai quattro anni di reclusione analogamente ai reati ostativi, al momento della notifica dell’ordine di esecuzione verrai direttamente portato in carcere.
Dal carcere, eventualmente, potrai chiedere le misure alternative alla detenzione, ma come detto prima, la concessione delle pene alternative è una facoltà, non un diritto.
Reato NON ostativo, con condanna INFERIORE ai 4 anni di reclusione
Quando, invece, la condanna ha ad oggetto un reato non ostativo e la pena in concreto da espiare è pari o inferiore ai quattro anni di reclusione, lo Stato ti offre una grande opportunità13.
Con la notifica dell’ordine di esecuzione, la Procura ti avverte che hai 30 giorni di tempo per chiedere le misure alternative alla detenzione, ma soprattutto non ti portano subito in carcere.
Grazie a questo sistema, da uomo libero hai 30 giorni di tempo per provare ad evitare l’istituto penitenziario.
Pertanto, se ti ritrovi in una situazione del genere, non perdere tempo e contatta subito il tuo avvocato così da chiedere le misure alternative alla detenzione.
Chiedo nei 30 giorni le misure alternative alla detenzione
Se fai come ti ho appena detto accadrà che l’inizio dell’esecuzione della pena sarà rinviato sino a quando la magistratura di sorveglianza non deciderà sulla tua richiesta di misure alternative alla detenzione.
Da ciò conseguono due grandi vantaggi per te:
- nell’attesa (che può durare anche anni) che la magistratura di sorveglianza si pronunci sulla tua istanza, tu sei un uomo libero e continui tranquillamente la tua vita;
- se la magistratura di sorveglianza accetta la tua richiesta, potrai espiare la condanna fuori dal carcere, attraverso una della misure alternative alla detenzione.
Non chiedo nei 30 giorni le misure alternative alla detenzione
Se, invece, non chiedi nei 30 giorni le misure alternative alla detenzione, allora vuol dire che sei cretino o che hai tanta voglia di andare in carcere.
Ad ogni modo, se non fai nulla nei 30 giorni seguenti la notifica dell’ordine di esecuzione, l’ordine di esecuzione diverrà esecutivo e ogni momento sarà buono per le forze dell’ordine per portarti all’istituto penitenziario a te più vicino14.
Non lamentarti se all’improvviso, dopo anni dalla notifica dell’ordine di esecuzione, la polizia giudiziaria ti preleva all’alba da casa e ti porta in carcere: avevi una possibilità e l’hai bruciata.
Una volta portato in carcere, dall’istituto penitenziario potrai chiedere le misure alternative alla detenzione e nell’attesa della decisione della magistratura di sorveglianza starai, ovviamente, in carcere.
Anche in questo scenario, è doveroso precisare che la concessione delle misure alternative alla detenzione è una facoltà e non un diritto.
La decisione della magistratura di sorveglianza
Come avrai capito, chi decide sulla modalità con cui dovrà essere espiata la tua condanna penale, è la magistratura di sorveglianza (tribunale e magistrato di sorveglianza)15.
Se vieni portato direttamente in carcere, come nelle ipotesi che ti ho descritto, dall’istituto penitenziario potrai chiedere le misure alternative alla detenzione, ovviamente attenderai in carcere l’esito della tua richiesta.
Se, invece, chiedi le misure alternative da uomo libero, ossia nei 30 giorni seguenti la notifica dell’ordine di esecuzione sospeso, allora attenderai la decisione della magistratura di sorveglianza da uomo libero.
In questa fase, la tua posizione giuridica prenderà il nome di “libero sospeso“, nell’attesa della pronuncia della magistratura di sorveglianza sarai libero e la tua vita continuerà normalmente.
Questa fase interlocutoria può durare anche anni, poiché non c’è un termine perentorio entro il quale riceverai una risposta dalla magistratura di sorveglianza.
Se, alla fine di questa lunga attesa, la tua istanza verrà accolta, potrai espiare la condanna penale fuori dal carcere.
Se, invece, la tua richiesta verrà rigettata, allora le forze dell’ordine ti verranno a prendere e sarai portato nell’istituto penitenziario a te più vicino.
È importante ricordare che le misure alternative alla detenzione sono un facoltà e non un diritto: tu puoi chiedere, ad esempio, la detenzione domiciliare ma nessuno può garantirti che la tua istanza verrà accolta.
Pertanto, non commettere l’errore di considerare automatica o scontata l’espiazione di una condanna breve, ad esempio un anno di reclusione, in regime di detenzione domiciliare.
Dovrai, invece, dimostrare di essere meritevole del beneficio, poiché ricorda la regola è il carcere, tutto il resto è l’eccezione.
In carcere per un solo mese: il caso pratico
Dopo tutta questa teoria, finalmente, arriviamo al caso pratico di una persona condannata ad un solo mese di arresto, che ha dovuto espiare in carcere la condanna.
Il condannato, a cui daremo il nome di Mario, non è stato sfortunato o vittima del sistema, ma semplicemente si è disinteressato del suo problema penale e ha ignorato tutto ciò che si poteva fare per evitare l’istituto penitenziario.
Il processo penale per guida in stato ebbrezza
Mario, nel lontano novembre 2008, viene fermato alla guida della propria auto in stato di ebbrezza16, con un tasso alcolico penalmente rilevante.
Mario, sin da subito, ignora il suo problema giudiziario, nel senso che non nomina un difensore di fiducia, non prende contatti con il difensore di ufficio e non si adopera, ad esempio, per l’ottenimento del lavori di pubblica utilità.
Nonostante questo approccio sconsiderato, a Mario va tutto bene poiché viene condannato, nel maggio 2011, alla pena di un mese di arresto e 2.000 euro di ammenda con il beneficio della sospensione condizionale della pena.
Pertanto, sino a questo momento Mario, pur fregandosene del suo processo, non ha una pena da espiare e non rischia il carcere grazie al beneficio della pena sospesa.
Sfortunatamente per Mario, nel luglio 2014, per ragioni che non ha senso approfondire in questa sede, la sospensione condizionale viene revocata.
Questo evento fa sì che la condanna penale di un mese di arresto e 2.000 euro di ammenda sarà prima o poi messa in in esecuzione dalla Procura, o cambiando prospettiva, tale condanna dovrà prima o poi essere espiata da Mario.
L’esecuzione della condanna per guida in stato di ebbrezza
Nel gennaio 2017 lo Stato si ricorda di Mario e gli notifica l’ordine di esecuzione della pena, dando al condannato la facoltà di chiedere le misure alternative da uomo libero.
Mario, questa volta, si interessa del suo problema e tramite il proprio avvocato chiede, entro i 30 giorni che ti ho prima spiegato, che la condanna possa essere espiata in detenzione domiciliare anziché in carcere.
Il deposito di tale richiesta, come detto prima, fa sì che Mario nell’attesa della decisione della magistratura di sorveglianza sia libero, così libero che decide di andare a vivere all’estero ignorando il suo procedimento in Italia.
La decisione del tribunale di sorveglianza
Nel giugno 2021, il tribunale di sorveglianza finalmente è pronto per pronunciarsi sulla richiesta di detenzione domiciliare di Mario.
Tuttavia, Mario, non è più presente in Italia da anni e tale irreperibilità impedisce alla magistratura di sorveglianza di valutare la richiesta di detenzione domiciliare.
In altre parole, l’assenza di Mario dall’Italia ha fatto sì che non sia stato possibile verificare l’esistenza di un’immobile idoneo per la misura alternativa della detenzione domiciliare nonché comprendere il reale interesse del condannato al buon esito della richiesta di detenzione domiciliare.
Per tale ragione il tribunale di sorveglianza non ha avuto altra scelta che dichiarare inammissibile l’istanza di Mario, come leggi di seguito.
L’ordine di carcerazione emesso dalla Procura per un solo mese di arresto (da espiare in carcere)
La conseguenza di tale pronuncia è stata l’emissione, da parte della Procura, dell’ordine di carcerazione nei confronti di Mario (che leggi qui sotto).
Quest’ultimo è stato arrestato appena ha messo piede in Italia e ha dovuto scontare in carcere la pena pari ad un solo mese di arresto17!
Soluzioni per evitare il carcere quando tutto è andato storto? Sì, forse
Se ti ritrovi in una situazione come quella di Mario, ti dico subito che è molto difficile evitare il carcere.
Ma soprattutto devi comprendere che il primo artefice della carcerazione è stato Mario stesso con il suo approccio menefreghista.
Sarebbe bastato poco per evitare la galera ma Mario, come tanti, ha creduto alla leggenda metropolitana che in Italia nessuno va in carcere, soprattutto per condanne brevi.
Ad ogni modo, in situazioni come quella di Mario, a mio avviso ci sono due strade per affrontare il problema.
La prescrizione della pena
Se, come Mario, il condannato è ancora libero a seguito della condanna definitiva, quest’ultimo potrebbe risolvere il problema ricorrendo all’istituto della prescrizione della pena18.
Grazie a questo meccanismo giuridico, in buona sostanza, lo Stato rinuncia a punirti poiché è passato troppo tempo dalla irrevocabilità della sentenza.
Se questa richiesta viene accolta, la pena non dovrà essere espiata e tornerai ad essere totalmente libero.
La misure alternative alla detenzione
Se, invece, il condannato viene catturato e portato in carcere, l’unica strada percorribile è chiedere dal carcere le misure alternative alla detenzione come la detenzione domiciliare, l’affidamento ai servizi sociali o la semilibertà.
Inoltre, sarà importante avere una buona condotta nell’istituto penitenziario così da ottenere la riduzione di pena prevista dalla liberazione anticipata (45 giorni di sconto per ogni 6 mesi di pena espiata).
Infine, è opportuno precisare che è sempre necessario valutare il caso concreto e che non esistono soluzioni generali adatte per tutti.
Questo perché a seconda della singola storia giudiziaria ci potranno essere opzioni o soluzioni diverse, come ad esempio la continuazione tra reati19 o l’applicazione dell’indulto20.
Conclusioni – carcere per un solo mese
In carcere per un solo mese? Sì, è possibile se non gestisci correttamente il tuo problema penale.
Il rischio del carcere, al contrario di quello che pensano in molti, è insito in qualsiasi procedimento penale, ma soprattutto devi sapere che non esiste una norma secondo cui a seguito di condanna esigua, ad esempio ad un mese di reclusione, il condannato avrà la garanzia di non andare in carcere.
Pertanto, sfatiamo una volta per tutte questa leggenda metropolitana che con una condanna bassa si ha la certezza di evitare il carcere.
È più corretto, invece, affermare che interessandosi per tempo del proprio problema giudiziario, l’imputato ha ottime possibilità di evitare la reclusione in carcere.
Al contrario, come ti ho mostrato prima, ignorare il proprio processo, non prendere le notifiche oppure non credere a ciò che dice l’avvocato, alza notevolmente il rischio del carcere, anche per reati di scarso allarme sociali o per condanne brevi.
Questo approccio sconsiderato può determinare la paradossale situazione, come quella di Mario, di dover espiare in carcere una condanna di appena un mese!
In conclusione non sottovalutare mai un problema penale, affidati ad un professionista di fiducia e segui con attenzione la tua vicenda giudiziaria.
Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.
Note
- Art. 27, comma III, della Costituzione
- Art. 533 del Codice di Procura Penale
- Art. 17 del Codice Penale
- Art. 19 del Codice Penale
- Art. 20 bis del Codice Penale
- Art. 47 ter legge n. 354 del 1975
- Art. 47 legge n. 354 del 1975
- Art. 163 del Codice Penale
- Art. 165 del Codice Penale
- Art. 656 del Codice di Procura Penale
- Art. 4 bis legge n. 354 del 1975
- Art. 656, comma IX, del Codice di Procura Penale
- Art. 656, comma V, del Codice di Procura Penale
- Art. 656, comma VIII, del Codice di Procura Penale
- Art. 678 del Codice di Procura Penale
- Articolo 186 Codice della strada – D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285
- Art. 656, comma V, del Codice di Procura Penale
- Art. 172 del Codice Penale
- Art. 81 del Codice Penale
- Indulto legge n. 241 del 31 luglio 2006














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