Software pirata: cosa si rischia?

Software pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali ed amministrative!

Questo articolo utilizza un linguaggio atecnico, finalizzato a far comprendere a tutti i rischi che si corrono ad utilizzare software pirata, non originale o craccati. L’articolo non è un trattato scientifico né vuole essere tale. Se siete avvocati o giuristi, state lontano da questa pagina.

Software pirata: cosa si rischia? Scaricare ed utilizzare software pirata è illegale. L’utente finale, a seconda che vi sia o meno un profitto, rischia una sanzione amministrativa (soldi allo Stato) o penale (carcere), nonché dover risarcire all’autore del software il danno patito.

Che cosa si intende per software pirata, non originale o craccato?

Per software pirata, non originale o craccato la legge intende, ai sensi dell’art. 171 bis della legge sul diritto di autore, i “programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE)”.

In altri termini, non è importante la fonte (emule, torrent, download, ecc…) con cui tu sia venuto in possesso del programma pirata, né rileva in modo in cui hai superato le protezioni del software (crack, seriale abusivo, firewall, ecc…) ciò che conta per evitare sanzioni, è dimostrare la lecita provenienza del software tramite il citato contrassegno SIAE o altra prova documentale equipollente (fattura di acquisto).

Qual è la sanzione per chi usa software pirata?

La legge distingue tra chi “duplica, importa, detiene, distribuisce o vende” il software pirata per trarne profitto (art. 171 bis della legge sul diritto di autore), rispetto al privato che “utilizza, duplica, riproduce, acquista o noleggia supporti informatici” senza che vi sia profitto o lucro (art. 174 ter della legge sul diritto di autore).

Cosa rischia chi usa il software pirata per trarne profitto?

L’art. 171 bis delle legge sul diritto di autore punisce colui che “duplica, importa, detiene, distribuisce o vende” il software pirata per trarne profitto, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493.

Che cosa intende la norma dicendo “per trarne profitto”?

Lo scopo della norma è quello di punire penalmente chi guadagna dall’utilizzo o dalla vendita del software pirata, rispetto a chi lo utilizza per fini personali.

Tuttavia, la nozione di “profitto” non è intesa esclusivamente quale ritorno economico della vendita del software, ma si intende il più ampio concetto dell’accrescimento, diretto o indiretto, del patrimonio del soggetto che utilizza il software.

Facciamo un esempio di profitto derivante dall’utilizzo del software pirata

La società Alfa, operante nel campo dei montaggi video, anziché acquistare adobe premiere originale, sceglie di scaricare una copia craccata.

Da tale condotta deriva un duplice profitto, poiché la società risparmia, in primis, i costi di acquisto del software, in secundis, guadagna dall’utilizzo del programma poiché realizza e vende i propri video, creati con un software pirata.

Il privato che installa il software pirata sul pc domestico cosa rischia?

L’utente medio, che installa sul pc domestico il software pirata, e dunque senza trarne profitto, non va in carcere, ma rischia una pesante sanzione amministrativa, ossia soldi da versare allo Stato.

L’art. 174 ter della legge sul diritto di autore, in questi casi, prevede una sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154,00 (per singola violazione), le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.

Inoltre, in caso di recidiva o di grandi quantità di copie pirata, la sanzione amministrativa è aumentata sino ad euro 1.032,00 (per singola violazione) ed il fatto è punito con la confisca degli strumenti e del materiale, con la pubblicazione del provvedimento su due o più giornali quotidiani a diffusione nazionale o su uno o più periodici specializzati nel settore dello spettacolo.

L’utilizzo del software pirata da parte di un libero professionista

Come anzidetto, la differenza tra la sanzione penale e quella amministrativa è data dalla nozione di profitto.

Ad oggi, l’orientamento dominante, espresso anche nella recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, n. 30047/2018 del 04.07.2018, ritiene che “non integra il reato di cui all’art. 171 bis, comma primo, legge 27 aprile 1941, n. 633, la detenzione ed utilizzazione, nell’ambito di un’attività libero professionale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno Siae, non rientrando tale attività in quella “commerciale o imprenditoriale” contemplata dalla fattispecie incriminatrice, la stessa detenzione ed utilizzazione di programmi software (nella specie Windows, e programmi di grafica, Autocad o Catia) nel campo commerciale o industriale (nella specie, esercente attività di progettazione meccanica ed elettronica nel settore auto motive) integra il reato in oggetto”.

Dunque, l’irrogazione di una sanzione penale è giustificata solo dallo scopo commerciale o imprenditoriale dell’attività.

Secondo la Corte, non si deve fare confusione tra attività professionale ed imprenditoriale, a meno che non si dimostri che il professionista svolga la sua opera con una organizzazione tale da essere assimilato all’impresa.

La differenza per la Cassazione sta nel fatto che l’attività di impresa è esplicitamente a scopo di lucro e profitto, mentre quella professionale non prevede un fine industriale.

Il professionista, pertanto, non sarà punito con una sanzione penale, ma bensì con una mera sanzione amministrativa. Al contrario, l’amministratore di un’impresa o società che utilizza software craccato sarà punito con una sanzione penale.

Tuttavia, per completezza, si evidenzia anche l’orientamento contrario, espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 25104 del 8 maggio 2008, secondo cui “a seguito della modifica del primo comma dell’art.171 bis L. 27 aprile 1941 n.633 (apportata dall’art.13 L.18 agosto 2000 n.248), non è più previsto il dolo specifico del “fine di lucro” ma quello del “fine di trarne profitto”; si è, quindi, determinata un’accezione più vasta che non richiede necessariamente una finalità direttamente patrimoniale ed amplia quindi i confini della responsabilità dell’autore. La detenzione e l’utilizzo di numerosi programmi software, illecitamente riprodotti, nello studio professionale rende manifesta la sussistenza del reato contestato, sotto il profilo oggettivo e soggettivo.” Il libero professionista, nel caso in esame un architetto, veniva condannato a 4 mesi di reclusione ed euro 4.000,00 di multa.

Si può rivendere un software originale?

E’ lecito vendere o rivendere un software originale munito di bollino SIAE, in questo caso l’acquirente acquista anche la licenza d’uso, cosicché l’autore o la casa produttrice non potrà rivendicare alcun diritto o sollevare questioni.

Si può effettuare una copia di scorta (backup) di un programma originale?

Nel momento in cui si acquista un programma originale, con licenza e bollino SIAE, è possibile duplicare il supporto quante volte si voglia. L’importante è custodire ed essere in possesso del cd o dvd originale (o licenza d’uso). Ovviamente, è illecita la diffusione a terzi o l’utilizzo del software in violazione alla licenza d’uso.

L’utilizzo temporaneo di un software pirata è legale?

No, anche la semplice installazione temporanea di un software craccato è illegale.

O che venga installato per un giorno, o per un anno, la detenzione del software pirata è sempre illegale.

Del resto, mettendoci nei panni di chi accerta l’illecito, nel momento in cui il pc viene sequestrato il software illegale è presente, pertanto è irrilevante il tempo trascorso dalla prima installazione, oppure le intenzioni future di disinstallazione ed acquisto del software originale.

Tuttalpiù, potrebbero essere argomentazioni utili per ridurre la pena, ma non di certo per evitare la sanzione.

Come avvengono i controlli alle aziende?

I controlli sono effettuati dalla Guardia di Finanza. Qualche volta il controllo è preceduto da una intimazione da parte della software house, nella quale è indicato l’indirizzo IP dell’azienda ed il software pirata utilizzato. Lo scopo dell’intimazione è invitare l’azienda a rimuovere il software pirata ed acquistare quello originale, evitando sanzioni e processi.

Il passo successivo è la “visita” in azienda della Guardia di Finanza. Le forze dell’ordine accedono ai computer dell’impresa e controllano la presenza di applicazioni commerciali.

Successivamente, verificano la corrispondenza tra programmi e licenze. In caso di irregolarità, procedono al sequestro dei sistemi, ed a seconda dei casi, o viene irrogata una sanzione amministrativa oppure gli atti vengono trasmessi in Procura per la prosecuzione delle indagini preliminari.

Il gestore di un sito che diffonde software pirata cosa rischia?

Se il sito diffonde software senza alcun profitto (caso assai raro), la norma di riferimento è l’art. 171 delle legge sul diritto di autore, secondo cui “è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma, mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa”.

Se invece il sito pirata trae profitto dalla diffusione, la norma sanzionatrice è l’art. 171 bis delle legge sul diritto di autore che punisce colui che “duplica, importa, detiene, distribuisce o vende” il software pirata per trarne profitto, con la reclusione da sei mei a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493.

Inoltre, potrà essere contestato anche il delitto di ricettazione previsto dall’art. 648 del codice penale.

Conclusioni

Utilizzare il software pirata è illegale e moralmente sbagliato. Dietro un software commerciale ci sono centinaia di ore di lavoro dei programmatori, i quali non hanno lavorato gratis per te.

Le sanzioni sono severe, possono essere sia penali che amministrative, i controlli negli ultimi anni si sono intensificati: sei proprio sicuro di voler rischiare?

Inoltre, sul web ci sono tante alternative valide e gratuite dei principali software commerciali. Nessuno ti obbliga ad usare Adobe Photoshop per ritoccare le foto delle vacanze.

Se, invece, lavori e guadagni con determinati software professionali, perché ad esempio li usi nel tuo studio fotografico, è giusto che tali programmi siano acquistati regolarmente, al pari dell’ultima reflex acquista per fare un particolare servizio fotografico.

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Iscritto dal gennaio 2015 all’ordine degli avvocati di napoli.
Appassionato di nuove tecnologie e di tutto ciò che gravita intorno al diritto penale.

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