Software pirata: cosa si rischia?

Software pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali ed amministrative!

Scaricare ed utilizzare software pirata, non originale o craccato è illegale.

L’utente finale, a seconda che vi sia o meno un profitto, rischia una sanzione amministrativa (soldi allo Stato) o penale (carcere), nonché dover risarcire all’autore del software il danno patito.

Guarda il video-articolo per sapere cosa si rischia con il software pirata:

Che cosa si intende per software pirata, non originale o craccato?

Per software pirata, non originale o craccato la legge intende1, i “programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.)”.

In altri termini, non è importante la fonte (emule, torrent, download, ecc…) con cui tu sia venuto in possesso del programma pirata, né rileva in modo in cui hai superato le protezioni del software (crack, seriale abusivo, firewall, ecc…).

Ciò che conta per evitare sanzioni, è dimostrare la lecita provenienza del software tramite il citato contrassegno S.I.A.E. o altra prova documentale equipollente (fattura di acquisto).

Qual è la sanzione per chi usa software pirata?

La legge distingue tra chi “duplica, importa, detiene, distribuisce o vende” il software pirata per trarne profitto2, rispetto al privato che “utilizza, duplica, riproduce, acquista o noleggia supporti informatici” senza che vi sia profitto o lucro3.

Cosa rischia chi usa il software pirata per trarne profitto?

La legge sul diritto di autore4punisce colui che “duplica, importa, detiene, distribuisce o vende” il software pirata per trarne profitto, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493.

Che cosa intende la norma dicendo “per trarne profitto”?

Lo scopo della norma è quello di punire penalmente chi guadagna dall’utilizzo o dalla vendita del software pirata, rispetto a chi lo utilizza per fini personali e non commerciali.

Tuttavia, la nozione di “profitto” non è intesa esclusivamente quale ritorno economico della vendita del software, ma si intende il più ampio concetto dell’accrescimento, diretto o indiretto, del patrimonio del soggetto che utilizza il software.

Facciamo un esempio di profitto derivante dall’utilizzo del software pirata

La società Alfa, operante nel campo dei montaggi video, anziché acquistare adobe premiere originale, sceglie di scaricare una copia craccata.

Da tale condotta deriva un duplice profitto, poiché la società risparmia, in primis, i costi di acquisto del software, in secundis, guadagna dall’utilizzo del programma poiché realizza e vende i propri video, creati con un software pirata.

Ecco a te il capo di imputazione penale relativo ad una società che ha utilizzato software pirata:

imputazione software pirata

 

Il privato che installa il software pirata sul computer domestico cosa rischia?

L’utente medio, che installa sul computer domestico il software pirata, e dunque senza trarne profitto, non va in carcere, ma rischia una pesante sanzione amministrativa, ossia soldi da versare allo Stato.

La legge5, in questi casi, prevede una sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154,00 (per singola violazione), le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.

Inoltre, in caso di recidiva o di grandi quantità di copie pirata, la sanzione amministrativa è aumentata sino ad euro 1.032,00 (per singola violazione) ed il fatto è punito con la confisca degli strumenti e del materiale, con la pubblicazione del provvedimento su due o più giornali quotidiani a diffusione nazionale o su uno o più periodici specializzati nel settore dello spettacolo.

L’utilizzo e la detenzione del software pirata da parte di un libero professionista

Come anzidetto, la differenza tra la sanzione penale e quella amministrativa è data dalla nozione di profitto.

Ad oggi, l’orientamento dominante, espresso anche nella recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione6, ritiene che “non integra il reato di cui all’art. 171 bis, comma primo, legge 27 aprile 1941, n. 633, la detenzione ed utilizzazione, nell’ambito di un’attività libero professionale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno Siae, non rientrando tale attività in quella “commerciale o imprenditoriale” contemplata dalla fattispecie incriminatrice, la stessa detenzione ed utilizzazione di programmi software (nella specie Windows, e programmi di grafica, Autocad o Catia) nel campo commerciale o industriale (nella specie, esercente attività di progettazione meccanica ed elettronica nel settore auto motive) integra il reato in oggetto”.

Dunque, l’irrogazione di una sanzione penale, in caso di detenzione, è giustificata solo dallo scopo commerciale o imprenditoriale dell’attività.

Secondo la Corte, non si deve fare confusione tra attività professionale ed imprenditoriale, a meno che non si dimostri che il professionista svolga la sua opera con una organizzazione tale da essere assimilato all’impresa.

La differenza per la Cassazione sta nel fatto che l’attività di impresa è esplicitamente a scopo di lucro e profitto, mentre quella professionale non prevede un fine industriale.

Il professionista che detiene e utilizza il software pirata, pertanto, non sarà punito con una sanzione penale, ma con una mera sanzione amministrativa.

Al contrario, l’amministratore di un’impresa o società che detiene e utilizza software craccato sarà punito con una sanzione penale.

L’orientamento contrario: la detenzione del software pirata da parte del libero professionista può essere penalmente rilevante

Tuttavia, per completezza, si evidenzia anche l’orientamento contrario7, secondo cui “a seguito della modifica del primo comma dell’art.171 bis L. 27 aprile 1941 n.633 (apportata dall’art.13 L.18 agosto 2000 n.248), non è più previsto il dolo specifico del “fine di lucro” ma quello del “fine di trarne profitto”; si è, quindi, determinata un’accezione più vasta che non richiede necessariamente una finalità direttamente patrimoniale ed amplia quindi i confini della responsabilità dell’autore. La detenzione e l’utilizzo di numerosi programmi software, illecitamente riprodotti, nello studio professionale rende manifesta la sussistenza del reato contestato, sotto il profilo oggettivo e soggettivo.”

Il libero professionista, nel caso in esame un architetto, veniva condannato a quattro mesi di reclusione ed euro 4.000,00 di multa.

E la duplicazione abusiva del software? È sempre penale rilevante!

Dubbi interpretativi, invece, permangono sull’ulteriore condotta prevista dalla norma, ossia la duplicazione abusiva del software per profitto8, la quale è punita penalmente a prescindere dallo scopo commerciale o imprenditoriale.

In poche parole, chiunque duplica abusivamente il software per trarne profitto, sarà sanzionato penalmente, anche senza uno scopo commerciale o imprenditoriale.

Tuttavia, è lecito domandarsi quale sia oggi la differenza tra la duplicazione e la detenzione-utilizzazione del software, considerato che l’utente pirata per utilizzare un programma deve (spesso) duplicarlo (ad esempio copiando il file su un altro supporto).

A mio parere, l’unica duplicazione penalmente rilevante sarà quella il cui unico scopo è il profitto derivante dalla stessa duplicazione.

Al contrario, la duplicazione intesa come operazione necessaria per l’utilizzo del software pirata, non può essere assimilata alla condotta di chi duplica e non utilizza il software abusivamente, ma lo duplica, ad esempio, per rivenderlo.

Si può rivendere un software originale?

È lecito vendere o rivendere un software originale munito di bollino S.I.A.E.
In questo caso l’acquirente acquista anche la licenza d’uso, cosicché l’autore o la casa produttrice non potrà rivendicare alcun diritto o sollevare questioni.

Si può effettuare una copia di scorta (backup) di un programma originale?

Nel momento in cui si acquista un programma originale, con licenza e bollino S.I.A.E., è possibile duplicare il supporto quante volte si voglia.

L’importante è custodire ed essere in possesso del cd o dvd originale (o licenza d’uso).

Ovviamente, è illecita la diffusione a terzi o l’utilizzo del software in violazione alla licenza d’uso.

L’utilizzo temporaneo di un software pirata è legale?

No, anche la semplice installazione temporanea di un software craccato è illegale.

O che venga installato per un giorno, o per un anno, la detenzione del software pirata è sempre illegale.

Del resto, mettendoci nei panni di chi accerta l’illecito, nel momento in cui il computer viene sequestrato il software illegale è presente.

Pertanto è irrilevante il tempo trascorso dalla prima installazione, oppure le intenzioni future di disinstallazione ed acquisto del software originale.

Tuttalpiù, potrebbero essere argomentazioni utili per ridurre la pena, ma non di certo per evitare la sanzione.

Come avvengono i controlli? Come vengono “beccati” i pirati?

I controlli sul software pirata avvengono, sostanzialmente, in due modi.

  1. la software house proprietaria del programma o un aziende terza che si occupa della tutela del copyright, come la ITCA (IT Compliance Association), tracciano l’utilizzo del software pirata e ti inviano una diffida.
  2. le forze dell’ordine, nella maggior parte dei casi la Guardia di Finanza, accedono direttamente ai computer con una perquisizione locale e verificano la presenza del software pirata

Quali sono i software più tutelati?

I software piratati sono tantissimi: windows microsoft, adobe photoshop, il pacchetto office della microsoft e così tanti altri.

Nel corso della mia attività professionale, tuttavia, ho notato che i software maggiormente tutelati sono quelli di nicchia e rivolti a specifiche esigenze professionali.

Ad esempio, modellazione 3d avanzata, progettazione industriale o edilizia per grandi opere

Per maggiormente tutelati intendo dire che per questi software, a seguito del tracciamento dell’attività illecita, viene quasi sempre inviata all’utente pirata la diffida stragiudiziale da parte della software house o da uno studio legale specializzato in tutela del diritto di autore.

I software che ho “incontrato” di più sono:

  • Solidworks di Dassault Systèmes SolidWorks Corporation;
  • Catia di Dassault Systèmes SolidWorks Corporation;
  • Solid Edge di  Siemens PLM Software;
  • Autocad di Autodesk;
  • Tekla Structures di Trimble Solutions;
  • Tekla Structural Designer di Trimble Solutions.

La diffida stragiudiziale inviata dalla software house all’utente pirata

Spesso, come accennato, la perquisizione della forze dell’ordine è preceduta da una intimazione da parte della software house, oppure da una società terza specializzata nella tutela del software, come ad esempio la ITCA.

In tale diffida, inviata in prima battuta a mezzo email, è indicato:

  • il nome del software pirata utilizzato;
  • il periodo di utilizzo;
  • le volte in cui è stato installato e usato il software pirata;
  • l’indirizzo IP (senza l’indicazione dell’intestatario della linea telefonica) dal quale si è connesso il computer sul quale è installato il software;
  • il MAC address della computer utilizzato;
  • la geolocalizzazione del computer (ricavata dalla rete internet utilizzata);
  • l’indirizzo email utilizzato maggiormente sul computer nel quale è installato il software pirata.

Lo scopo dell’intimazione è invitare l’azienda a rimuovere il software pirata ed acquistare quello originale, evitando sanzioni e processi.

Di seguito, il testo di una diffida stragiudiziale inviata dalla software house all’utente utilizzatore di software pirata:

“Oggetto:   e ulteriori software concessi in licenza da  (incluse la linea di programmi software per l’analisi dei prodotti, i software e la linea di programmi software per la gestione dei dati di prodotto, in tutti i paesi) (di seguito “il Software”)

Inviamo la presente in nome e per conto di con sede (di seguito i “nostri clienti”).

I nostri clienti sono i titolari dei diritti di autore sul Software, i cui certificati di registrazione sono disponibili in copia per la vostra consultazione presso gli uffici dei nostri clienti. Il Software è originale e tutti i relativi diritti di proprietà intellettuale sono di esclusiva spettanza dei nostri clienti.

I nostri clienti sono venuti a conoscenza del fatto che la vostra società sta utilizzando il software senza avere ottenuto le necessarie licenze e dunque senza avere ottenuto alcun consenso, né da parte dei nostri clienti, né da parte dei loro rivenditori autorizzati.

Secondo la normativa nazionale applicabile, tale condotta costituisce una violazione dei diritti d’autore dei nostri clienti afferenti al Software e integra un illecito civile e penale. In conseguenza di tali violazioni, i nostri clienti hanno diritto, inter alia, al risarcimento di tutti i danni cagionati dalla violazione dei diritti d’autore, ivi inclusi quelli comunque derivanti dalla applicazione della Legge italiana sul diritto d’Autore n. 633/1941, nonchè dalla Direttiva 2004/48/EC anche – a discrezione dei nostri clienti – commisurati sulla base dei vostri utili. I nostri Clienti avranno altresì diritto alla pubblicazione della sentenza e alla refusione di tutte le spese sostenute.

Qualora aveste necessità di chiarimenti in merito ai vostri diritti e, comunque, per qualsiasi domanda o dubbio, Vi suggeriamo di richiedere la consulenza di un legale.

Attendiamo un Vostro riscontro entro il

Distinti Saluti”

La software house come ha ottenuto tutte le informazioni sull’utilizzo del software pirata?

La software house proprietaria del programma piratato ha ottenuto tutte le informazioni perché tu ha prestato il consenso.

Il sistema di controllo e telemetrica è inserito all’interno del programma piratato e tu, al momento dell’installazione, cliccando su “accetto”, hai prestato il consenso al trattamento dei tuoi dati.

In altre parole, l’installazione del software implica la previa accettazione delle condizioni di licenza, e in tali condizioni vi è anche la raccolta dei tuoi dati informatici.

Infine, ricorda che anche la crack o patch più evoluta, spesso non riesce a bloccare la raccolta di tali informazioni.

Cosa accade se ignoro la diffida della software house?

Se hai ricevuto la diffida da parte della software house o da una società che si occupa della tutela del diritto d’autore, come la ITCA (IT Compliance Association), ti consiglio di rispondere e prendere una posizione.

Se ignori la diffida rischi una causa civile o una denuncia-querela penale, con il rischio di una perquisizione per la violazione del legge sul diritto di autore.

I controlli da parte delle forze dell’ordine: la “visita” della Guardia di Finanza

Il controllo da parte delle forze dell’ordine può avvenire sia su iniziativa delle forze dell’ordine, oppure a seguito della denuncia-querela della software house.

Le forze dell’ordine, nella maggior parte dei casi la Guardia di Finanza, accedono ai computer con una perquisizione a sorpresa e controllano la presenza di applicazioni commerciali.

Ecco a te un estratto del controllo effettuato dalla Guardia di Finanza in tema di software pirata ad un’attività commerciale:

indagine_software_pirata_guardia_di_finanza

Successivamente, verificano la corrispondenza tra programmi e licenze.

In caso di irregolarità, procedono al sequestro dei computer, ed a seconda dei casi,

  1. o viene irrogata una sanzione amministrativa;
  2. oppure gli atti vengono trasmessi in Procura per la prosecuzione delle indagini preliminari.

Infine, eccoti l’estratto dell’esito del controllo compiuto dalla Guardia di Finanza in tema di software pirata:

esito_sequestro_software_pirata_guarda_di_finanza

Il gestore di un sito che diffonde software pirata cosa rischia?

Il gestore del sito che diffonde software senza alcun profitto (caso assai raro), è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 poiché “senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma ha messo a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa”9.

Se invece il sito pirata trae profitto dalla diffusione, il gestore è punito con la con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.49310.

Inoltre, potrà essere contestato anche il delitto di ricettazione11.

Ho ricevuto la diffida per il software pirata, cosa devo fare?

Come accennato sopra, ti consiglio di NON IGNORARE tale comunicazione e rispondere con molta attenzione alla diffida inviata dalla software house.

Se hai ricevuto, anche a mezzo email o p.e.c., la diffida da parte della software house avente ad oggetto l’utilizzo del software pirata, è il caso di rivolgerti ad un avvocato.

Allo stesso modo, se hai subito una perquisizione o sei stato denunciato penalmente per l’utilizzo del software pirata, è il caso di contattare un legale esperto della materia.

Se hai bisogno di assistenza legale in tema di software pirata, clicca su CONSULENZA PERSONALIZZATA, oppure scrivimi attraverso la pagina dei contatti.

Insieme troveremo la soluzione migliore al tuo problema.

Conclusioni

Utilizzare il software pirata è illegale e moralmente sbagliato. Dietro un software commerciale ci sono centinaia di ore di lavoro dei programmatori, i quali non hanno lavorato gratis per te.

Le sanzioni sono severe, possono essere sia penali che amministrative, i controlli negli ultimi anni si sono intensificati: sei proprio sicuro di voler rischiare?

Inoltre, sul web ci sono tante alternative valide e gratuite dei principali software commerciali. Nessuno ti obbliga ad usare Adobe Photoshop per ritoccare le foto delle vacanze.

Se, invece, lavori e guadagni con determinati software professionali, perché ad esempio li usi nel tuo studio fotografico, è giusto che tali programmi siano acquistati regolarmente, al pari dell’ultima reflex acquista per fare un particolare servizio fotografico.

Aggiornamento dicembre 2018

avvocato_pappa_software_pirata_winmagazine_dicembre_2018

L’articolo “Software pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali ed amministrative!” è stato pubblicato sul numero di dicembre 2018 della rivista cartacea WinMagazine, la magazine di informatica e tecnologia più venduto in italia.

Ringrazio la redazione di WinMagazine per aver scelto il mio articolo.

Un estratto dell’articoloSoftware pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali ed amministrative!” è stato pubblicato anche su blog “Chicche informatiche“, grazie alla redazione di www.chiccheinformatiche.com per aver scelto il mio articolo.


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Note

  1. Art. 171 bis della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  2. Art. 171 bis della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  3. Art. 174 ter della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  4. Art. 171 bis della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  5. Art. 174 ter della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  6. Cass. pen., III sez., sentenza n. 30047 del 04.07.2018
  7. Cass. pen. n. 25104 del 08.05.2008
  8. Art. 171 bis della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  9. Art. 171 della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  10. Art. 171 bis della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
  11. Art. 648 del Codice Penale
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Mattia

Salve, dato che mi piacerebbe portare sul mio canale youtube delle guide informative su come scaricare dei programmi che normalmente sono a pagamento gratis mi chiedevo che “premesse” dovessi dire per evitare problemi legali…

Giovanni

bell’articolo complimenti, ma cosa significa singola violazione?
Mettiamo che trovano 1000 software, la multa va moltipilcata per 1000?
E se sono 10.000?